Amazon contro New York City (e viceversa): chi ci perde?

Amazon contro New York City (e viceversa): chi ci perde?
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28 Febbraio 2019
Categoria: Marketing internazionale
Paese:  USA

Qualche mese fa Amazon aveva annunciato di voler costruire il proprio secondo quartier generale sulla East Coast, facendo cadere la scelta su New York e precisamente su Long Island City nel Queens. Ma dal processo di selezione le cose sono cambiate rapidamente tanto che Jeff Bezos ha ufficialmente rinunciato: vittoria del popolo contro la multinazionale dell’e-commerce o grande occasione persa?

25.000 posti di lavoro altamente qualificati con uno stipendio medio di 150.000$, un nuovo campus tecnologico da 370.000 metri quadrati, sgravi fiscali per 3 miliardi di dollari ed un impatto economico potenziale di circa 100 miliardi nei prossimi 25 anni. Erano questi i numeri che avevano accompagnato la decisione di Amazon di aprire il suo secondo quartier generale a Long Island City, la parte del Queens che aspira a diventare la nuova Manhattan sull’altra sponda dell’East River.

Ma la Grande Mela ha detto no alla proposta di Amazon, con i rappresentati delle classi popolari che gridano vittoria contro il colosso americano dell’e-commerce che, nel 2018, ha fatturato 232,89 miliardi di dollari impiegando una forza lavoro di 613.300 unità. Anche Bill De Blasio, sindaco di New York, aveva annunciato in pompa magna il faraonico progetto di Jeff Bezos, salvo poi affermare appena dopo la rinuncia che “quello che ha fatto Amazon conferma la paura degli americani a proposito delle grandi multinazionali. In questo caso l’1% voleva dettare le regole al resto della popolazione per favorire i propri interessi. È frustrante vedere un’azienda che tratta un quartiere ed i suoi abitanti in questo modo”. In verità queste sono sembrate, agli occhi di molti, frasi di circostanza pronunciate per nascondere l’amarezza del “no deal”, ma allo stesso tempo utili a difendere la propria immagine agli occhi dell’elettorato democratico. Anche perché il sindaco De Blasio è tra i possibili candidati alle primarie presidenziali del 2020 e si era esposto in prima persona su questo progetto portando avanti i negoziati insieme al Governatore Andrew Cuomo.

Vittoria dell’orgoglio popolare oppure occasione persa?

È questo il grande dilemma che ruota intorno ai fatti delle ultime settimane. Ma partiamo da chi si è opposto in modo netto al patto con Amazon ovvero Alexandra Ocasio-Cortez, la più giovane parlamentare americana eletta durante l’ultimo Midterm nel 14° distretto di New York, proprio al confine con Long Island City. Già lo scorso novembre le sue dichiarazioni promettevano battaglia: “Stiamo ricevendo tantissime chiamate dai residenti del Queens che si sentono indignati. Amazon è una multinazionale, riceverà miliardi di dollari di sgravi fiscali quando la nostra metropolitana cade a pezzi e l’intera comunità necessità di nuovi investimenti. Dobbiamo focalizzarci sulla sanità, gli stipendi, gli affitti a prezzi accessibili e l’uguaglianza tra le persone”.

E’ dunque molto chiara la posizione di chi in questi mesi si è schierato contro il colosso di Seattle: l’avvento di una multinazionale porterebbe ad un considerevole aumento dei prezzi (già lievitati negli ultimi anni vista la grande crescita di Long Island City), fattore che obbligherebbe diversi residenti del Queens a spostarsi verso zone più abbordabili. Tuttavia non sono mancate le critiche per Alexandra Ocasio-Cortez e, a tal proposito, negli ultimi giorni è apparso un eloquente messaggio su uno degli schermi di Times Square: ”25.000 posti di lavoro, 4 miliardi di stipendi, 12 miliardi di attività economiche per la città di New York persi. Grazie per il nulla, AOC!”. Insomma, un testo emblematico che ben racchiude il pensiero dei sostenitori del progetto HQ2 di Jeff Bezos.

Inoltre Amazon aveva promesso di riqualificare quelle zone attraverso l’assunzione temporanea di 1.300 operai per la costruzione del campus ed un totale di 107.000 unità impegnate in modo diretto ed indiretto, oltre ad ulteriori spese per la formazione dei dipendenti e la creazione di un acceleratore per startup. Secondo James Patchett, presidente del New York City Economic Development Corporation, “la presenza di Amazon avrebbe diversificato l’economia di New York, eccessivamente dipendente dai numeri di Wall Street, attraverso l’iniezione di nuovi capitali. In un momento di possibile recessione ricevere investimenti in settori diversi può senza dubbio aiutare, Amazon è la tecnologia del futuro”.

Soffermandosi sui numeri si osserva che il colosso del commercio elettronico avrebbe ricevuto $897 milioni dal Relocation and Employment Assistance Program (REAP), $386 milioni dall’Industrial & Commercial Abatement Program (ICAP), $505 milioni di sovvenzioni in conto capitale e $1,2 miliardi di credito di imposta al raggiungimento di determinati obiettivi occupazionali. Insomma un totale di circa 3 miliardi di dollari di sovvenzioni, circa 48.000$ per ogni nuovo posto di lavoro creato. Stavolta però qualcosa si è rotto e l’orgoglio popolare ha avuto la meglio contro Jeff Bezos che in passato, nella “sua” Seattle, aveva vinto la battaglia contro la tassa a favore dei senzatetto. Un caso di rinuncia unico nella storia a stelle e strisce che ha creato un precedente destinato a far discutere in vista delle elezioni presidenziali del 2020.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Anthony Pascarella, redazione@exportiamo.it

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