La Russia sceglie l’Italia per mediare con l’Unione Europea

La Russia sceglie l’Italia per mediare con l’Unione Europea
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11 Luglio 2019
Categoria: Marketing internazionale
Paese:  Russia

Dopo i dati negativi del triennio 2014-2016 l’interscambio tra Italia e Russia continua a crescere: infatti nel 2018 il business totale generato sull’asse Roma-Mosca ha raggiunto quota 22,9 miliardi di euro (+8,3% rispetto al 2017). Putin, dopo la ripresa interna dalla crisi economica e finanziaria del 2014/2015, punta a ritornare attore protagonista nel Vecchio Continente e sceglie l’Italia come alleato-mediatore con l’UE.

Nel 2018 il totale dell’interscambio russo con il mondo ha raggiunto quota 583,5 miliardi di euro con una crescita del 12,9% rispetto al 2017. Al primo posto tra i principali partner commerciali di Mosca troviamo la Cina (91,9 miliardi e +19,9% rispetto al 2017), Germania (50,5 miliardi e +14,3%), Paesi Bassi (39,9 miliardi e +14%), Bielorussia (28,6 miliardi e +5,5%) e Italia (22,9 miliardi e +8,3%).

Le importazioni hanno raggiunto nel 2018 un totale di 201,8 miliardi (+0,6% rispetto al 2017) permettendo alla Russia di ottenere un notevole surplus nella bilancia commerciale globale di circa 180 miliardi. Tra i principali Paesi fornitori spicca la Cina con 44,3 miliardi di euro (+4,8%) ed una quota di mercato pari al 22%, seguono Germania (21,6 miliardi e +1,2%), Stati Uniti (10,6 miliardi e -4,3%), Bielorussia (10,1 miliardi e -4,6%) ed Italia (9 miliardi e +1%).

In flessione le importazioni da Francia (8,1 miliardi e -4,7%) e Corea del Sud (5,9 miliardi e -2,9%), mentre crescono Giappone (7,5 miliardi e +9,1%) e Ucraina (4,6 miliardi e +6,9%).

Russia e Made in Italy

Nel 2018 il totale dell’interscambio tra Russia e Italia ha raggiunto quota 22,9 miliardi con un aumento dell’8,3% rispetto al 2017, ma ancora molto lontano dal record di 54 miliardi fatto registrare nel 2013. In generale l’Italia si piazza al quinto posto nella graduatoria dei Paesi fornitori (9 miliardi esportati) ed in ottava posizione come Paese cliente (13,9 miliardi importati) scontando un surplus negativo nella bilancia commerciale pari a 4,9 miliardi di euro (+48,5% rispetto al 2017).

Tra i settori di punta del nostro export verso la Russia citiamo meccanica (37%), semilavorati (23%), moda ed accessori (14%), agroalimentare (9%), arredamento ed edilizia (4%), chimica (3%), mezzi di trasporto (2%). Rispetto al 2017 sono cresciuti notevolmente i metalli comuni (+14,8%), agroalimentare (+13%), moda e accessori (+10,3%), mentre si registra la flessione della meccanica (-4,7%) ed i mezzi di trasporto (-6,2%). Il Belpaese conserva una quota di mercato pari al 4,5% tra i Paesi fornitori facendo registrare una modesta crescita in valore dell’1% rispetto al 2017.

La Russia esporta in Italia principalmente combustibili minerali, oli minerali e derivati (52,9%), metalli comuni (4,7%), perle e pietre preziose (3,9%).

C’è da sottolineare che il volume degli scambi sconta gli effetti della crisi economico-finanziaria che ha colpito Mosca nel 2014-2015 causata dal crollo del prezzo del petrolio sotto i 40$ a barile con una pesante ricaduta sul rublo che ha praticamente dimezzato il suo valore rispetto all’euro, diminuendo di conseguenza il potere d’acquisto dei consumatori russi.

Negli ultimi anni, a causa anche della crisi in Ucraina e le sanzioni commerciali dell’Unione Europea, il Made in Italy ha perso terreno in alcuni settori chiave come materie prime, agroalimentare e moda. In particolare secondo Coldiretti il Food&Beverage nostrano ha perso oltre 1 miliardo di euro nell’ultimo quinquennio a causa di restrizioni sulle importazioni per una serie di prodotti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, prosciutto di Parma e San Daniele, frutta fresca e verdura.

Ma l’inversione di tendenza dell’economia russa, con il PIL che è cresciuto del 2,3% rispetto al 2017 e la graduale stabilità del rublo, potrebbero aprire nuove opportunità per l’export italiano. Nondimeno bisogna considerare che il piano di Mosca per ridurre le importazioni a seguito delle sanzioni ha portato molte società italiane a produrre direttamente in loco grazie alle generose agevolazioni economiche concesse da Mosca per le società straniere che scelgono la via della delocalizzazione.

Putin fa visita all’Italia

Gli incontri di Putin in Italia hanno lanciato segnali di distensione e volontà di collaborare su argomenti caldi della politica estera come le tensioni in Libia, Venezuela, Siria ed Ucraina. Senza tralasciare il capitolo sanzioni dove Mosca vede proprio nell’Italia l’alleato-mediatore ideale con l’Unione Europea. Il Presidente russo, dopo l’ultima visita datata 2015, ha prima incontrato Papa Francesco in Vaticano per poi far visita a Sergio Mattarella e Giuseppe Conte. A seguire la cena con i due vicepremier del governo gialloverde Luigi di Maio e Matteo Salvini a Palazzo Madama.

Conte ha sottolineato il valore dei rapporti Russia-Italia e la necessità di superare le sanzioni in un periodo di forte turbolenza per l’economia mondiale: “Abbiamo confermato l’eccellente stato delle nostre relazioni bilaterali nonostante il permanere delle condizioni che hanno condotto al deterioramento delle relazioni con l’UE e quindi alle sanzioni. In un momento delicato per l’economia globale è di reciproco interesse mantenere buone relazioni”.

Putin ha insistito in particolare sul capitolo sanzioni “comprendendo che l’Italia è legata con gli impegni europei e non vi è nessuna pretesa rispetto agli amici italiani, ma speriamo che sulle sanzioni porti avanti la posizione di un ritorno dei rapporti a 360 gradi con la Russia”.

Insomma un messaggio chiaro e forte della Russia che ha scelto l’Italia come mediatore per ricucire i rapporti con l’Unione Europea: infatti Putin, dopo la ripresa interna registrata nell’ultimo triennio, punta a ritornare tra i principali attori dell’economia mondiale in un contesto di forte incertezza sia dal punto di vista politico che economico.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Anthony Pascarella, redazione@exportiamo.it

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