Exportiamo intervista l'Ambasciatore brasiliano in Italia

Exportiamo intervista l'Ambasciatore brasiliano in Italia
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04 Marzo 2016
Categoria: Exportiamo Incontra
Paese:  Brasile

L’Italia è un Paese meraviglioso ma ha la necessità di stringere relazioni commerciali sempre più approfondite con il resto del mondo per incrementare la conoscenza del Made in Italy sul palcoscenico internazionale e per far crescere l’appeal delle proprie eccellenze sui mercati esteri. A questo proposito un punto di vista privilegiato è senza dubbio quello fornito dalle delegazioni diplomatiche internazionali che possono vantare preziose esperienze dirette in materia.

Oggi la Redazione di Exportiamo.it ha il piacere di ospitare il contributo di Ricardo Neiva Tavares, Ambasciatore del Brasile in Italia. L’intervista con l’ambasciatore brasiliano offre spunti particolarmente interessanti per comprendere quali saranno i trend futuri nelle relazioni economiche, e dunque nell’interscambio commerciale, fra i due Paesi.

1. Come sono cambiate nel tempo le relazioni economiche bilaterali tra i due Paesi?

L’Italia e il Brasile hanno da molto tempo rapporti economici e commerciali considerevoli. Alcune grandi imprese italiane, como la Pirelli e la Fiat, sono in Brasile da decenni. Secondo la Banca Centrale brasiliana, nel 2012 lo stock di investimenti diretti italiani (IDE) nel Paese era di oltre US$ 18 miliardi, facendo dell’Italia l’8º principale investitore in Brasile. Questa cifra è destinata a crescere considerevolmente nei prossimi anni con gli investimenti annunciati di recente. Il Brasile è considerato un mercato strategico per le aziende italiane.

L’Italia è tra i 10 maggiori partner commerciali del Brasile. Negli ultimi anni, la presenza in Brasile di filiali di stabilimenti produttivi italiani è aumentata significativamente, raggiungendo più di 1.200 unità nel 2014, contro il numero di poco inferiore a 600 del 2009. Tali investimenti generano benefici e rafforzano il tessuto produttivo dei due paesi.

Dal 2008 al 2014, l’interscambio commerciale tra il Brasile e l’Italia è cresciuto di circa il 10%, raggiungendo una cifra superiore a 10 miliardi di dollari USA. Per avere un’idea di ciò che questo rappresenta, basta ricordare che il paese è il secondo maggiore partner commerciale del Brasile nell’Unione Europea. Nel 2015, il commercio bilaterale è diminuito, ma l’Italia è stata comunque il 9º maggiore partner commerciale del Brasile.

2. Qual è la percezione dell’Italia e del Made in Italy in Brasile?

La percezione che i brasiliani hanno d’Italia è estremamente positiva e familiare. I nostri paesi hanno un’ampia vicinanza socioculturale. A questo hanno certamente contribuito il grande numero di brasiliani di origine italiana (circa 30 milioni), la presenza di significative comunità brasiliane nelle principali città italiane e il flusso turistico di entrambe le parti (in media, ogni anno 300.000 brasiliani visitano l’Italia e 230.000 italiani compiono viaggi in Brasile).

In questo contesto, si può dire che vi sia una percezione positiva da parte dei brasiliani verso l’Italia; e, in parallelo, in termini commerciali, dei prodotti italiani. Il marchio “Made in Italy” è quindi conosciuto e apprezzato nel mercato brasiliano. Viene associato a valori quali tradizione e qualità. Indipendentemente dal tipo di prodotto, che siano macchine oppure olio extravergine di oliva, il marchio di fabbricazione italiano tende a creare nei consumatori brasiliani sentimenti di empatia e di affidabilità.

3. Quali sono a oggi le opportunità che offre il Brasile alle aziende italiane?

Con dimensioni continentali, il Brasile è una Repubblica Federativa in cui ogni Stato Federale e ogni regione offrono incentivi e opportunità diverse, a seconda degli interessi, dei settori e del valore degli investimenti. Per esempio, mentre il Sudest rappresenta la regione economicamente più produttiva del paese, il Nordest offre grandi opportunità nei settori energetico, turistico e petrolchimico, tra gli altri. Il Centro-Ovest è fortissimo nell’agribusiness, e nel Sud è presente una forte industria di mobili, meccanica, di abbigliamento e agricola. Nel Nord, oltre l’industria estrattiva, c’è la Zona Franca di Manaus, con incentivi alla produzione di motoveicoli e prodotti di elettronica.

È importante ricordare che gli incentivi fiscali federali sono quelli finalizzati alla promozione degli obiettivi principali della politica economica brasiliana e sono offerti sotto forma di esenzioni fiscali e prestiti a tassi agevolati. Gli incentivi regionali e municipali sono rappresentati, soprattutto, da esenzioni fiscali, ma possono comprendere anche la concessione di terreni per l’installazione di strutture di produzione. I finanziamenti del BNDES e di altre banche brasiliane hanno regole molto specifiche, a seconda dei casi.

Inoltre, è importante sottolineare che molti incentivi regionali e municipali possono essere negoziati direttamente con gli interlocutori locali delle Segreterie di Sviluppo, in particolare per quanto riguarda la concessione di terreni per la creazione di nuove industrie e le esenzioni specifiche. In tal senso, gli Uffici Commerciali delle rappresentanze diplomatiche del Brasile all’estero possono essere utili nella costruzione di ponti di contatto tra le parti interessate.

Gli investimenti italiani sono sempre stati di grande importanza per il nostro Paese. La storica presenza in Brasile di aziende di origine italiana come Fiat, Pirelli, Telecom Italia, Campari, Ferrero, ENEL, Tecnimont, Danieli, Techint, Alma Viva, Mossi e Ghisolfi, Impregilo ha avuto negli ultimi anni rinnovato impulso. In tal senso, per cogliere al meglio le opportunità offerte dal Brasile è stata condotta una ricerca che ha coinvolto le autorità del sistema commerciale brasiliano e il sistema paese italiano. Il risultato di questo studio ha identificato come i settori più strategici per le aziende italiane in Brasile quelli delle infrastrutture e costruzioni; energia e ambiente, compresi generazione e trasmissione di energia elettrica, energie rinnovabili e trattamento di rifiuti; edilizia popolare; meccanica strumentale; macchine alimentari, meccanizzazione agricola e imballaggio; automobilistico; sanità; biotecnologico; e nautica.

4. Quali le difficoltà che si riscontrano per chi vuole fare affari in Brasile, anche in termini di accesso al mercato?

Nonostante il calo delle importazioni totali brasiliane nel 2015, la performance italiana è comunque positiva con una quota di mercato del 2,73% . L’Italia rimane, infatti, il secondo fornitore europeo del Brasile, dopo la Germania. La composizione dell’export italiano verso il Brasile è rappresentata per oltre il 50% da prodotti ad alto valore aggiunto come la componentistica per il settore automobilistico, i macchinari per l’imballaggio, vaccini, medicinali, e il segmento moda. Dal punto di vista commerciale, pertanto, l’Italia ricopre una posizione di rilievo tra i fornitori brasiliani.

Riguardo agli investimenti stranieri in Brasile è importante sottolineare che il mercato brasiliano non è adatto a un approccio “mordi e fuggi”. È un mercato da affrontare con una strategia a medio termine. Prima di investire, occorre verificare le opportunità, le risorse a disposizione e i risultati che si vorrebbero raggiungere. Ossia: è necessario pianificare l’internazionalizzazione. Gli investitori devono affidarsi a esperti del mercato per evitare problematiche amministrative e legali. Come in qualsiasi altro paese, gli investitori devono avvalersi di figure professionali in grado di affiancarli nei loro processi di sviluppo all’estero.

Gli Uffici Commerciali dell’Ambasciata del Brasile a Roma e del Consolato Generale a Milano saranno lieti di aiutare gli impreenditori italiani con le informazioni di cui hanno bisogno per andare in Brasile e di fornire i contatti delle autorità brasiliane responsabili per gli investimenti esteri in tutto in territorio nazionale.

5. Quale sarà il trend economico futuro del Paese?

Nonostante il Paese stia attraversando un momento di difficoltà, siamo in una situazione più tranquilla e confortevole di molti. Dopo vari anni di crescita, l’economia brasiliana è oggi più forte, solida e resistente rispetto a decenni precedenti.

Ne sono esempio le consistenti riserve internazionali, di circa US$360 miliardi, che costituiscono un’importante salvaguardia per affrontare le avversità dei cicli economici.

La maggior parte di queste riserve è attualmente investita in titoli del Governo nordamericano, il che fa del Brasile il quarto maggiore Paese-creditore degli USA, preceduto solo da Cina, Giappone e Regno Unito.

La resistenza del Brasile agli shock congiunturali deriva anche dalla capacità del settore produttivo nazionale. Una ricerca realizzata dal Centro Studi di Confindustria nel 2014 classifica l’industria brasiliana come la settima maggiore del mondo in produzione, davanti a tutti i paesi europei eccetto la Germania. Il Paese è anche uno dei leader mondiali nella produzione ed esportazione di vari prodotti agro-zootecnici. È il primo produttore ed esportatore di caffè, zucchero, etanolo e succo d’arancia, nel caso di quest’ultimo prodotto con più del 50% del mercato mondiale. Guida, inoltre, la classifica delle vendite all’estero dei prodotti della soia (semi, farina e olio). Tra il 1975 e il 2009, la produzione di latte è triplicata e l’offerta di carne di manzo e pollo, prodotti per la cui esportazione il Paese è anche leader, si è moltiplicata rispettivamente per 4 e 22.

Nonostante il difficile scenario economico attuale, il debito pubblico netto del Brasile - equivalente al debito lordo meno le riserve internazionali – è basso. Secondo i più recenti dati disponibili, di gennaio 2016, il debito netto rappresenta il 35,6% del PIL brasiliano, un valore di 0,4 punti percentuali inferiore a quello del dicembre 2015. Tale rapporto debito/PIL rappresenta una situazione molto confortevole, anche in comparazione con altre grandi economie.

Sicuramente, l’andamento economico futuro del paese tornerà al dinamismo e alla crescita. L’afflusso di investimenti stranieri diretti, pari a 75 miliardi di dollari nello scorso anno, dimostra che il settore privato vede con grande fiducia le prospettive dell’economia brasiliana.

6. Perché un imprenditore italiano dovrebbe scegliere il Brasile per fare affari?

Sappiamo che il Brasile si è trasformato molto negli ultimi decenni e che nel 2013 ha rappresentato la 7ª economia del pianeta, con un vigoroso parco industriale e tecnologico. Il Brasile ha aumentato la sua classe media in oltre 40 milioni di persone negli ultimi dieci anni ed è riuscito a ridurre la povertà a ritmo accelerato. Possiede, inoltre, la più diversificata base industriale presente in America Latina. La dimensione del mercato interno di cui si stima una ulteriore crescita nel lungo periodo; l’abbondanza di materie prime e di risorse naturali; un mercato del lavoro dinamico; parchi industriali e di servizi diversificati; la sua posizione strategica che facilita l’accesso agli altri Paesi dell’America del Sud e la solida posizione delle riserve internazionali sono solo alcuni dei punti di forza sui quali gli investitori italiani possono contare.

Inoltre, storicamente il Brasile rappresenta per l’Italia un partner politico ed economico di assoluto rilievo. Il nostro potenziale trova fondamento non soltanto nella presenza di circa trenta milioni di discendenti di italiani e nell’affinità linguistica e culturale, come detto prima, ma anche nella complementarietà dei sistemi economici.

Oggi, i nostri paesi, nonostante le loro peculiarità, si trovano davanti alla sfida di reinventarsi, di completare le rispettive transizioni verso un nuovo modello di sviluppo. Bisogna guardare a questo percorso con ottimismo.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Francesca D’Agostino, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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