Tra pragmatismo british ed estrosità italiana, intervista al Direttore ICE di Londra

Tra pragmatismo british ed estrosità italiana, intervista al Direttore ICE di Londra
Pubblicità
  • Sei in regola con la FDA?
  • Vuoi esportare in russia?
  • Esportare negli USA
  • Esportare in Canada
  • Incoterms 2020 Download
  • Esportare nei paesi arabi
  • Sito Web
  • Vuoi esportare in sudafrica?
  • Vuoi esportare in russia, Turchia e nei paesi CSI?

22 Luglio 2016
Categoria: Exportiamo Incontra
Paese:  Regno Unito

La Brexit e le sue conseguenze, l’importanza del mercato britannico come sbocco per i prodotti italiani, il crescente apprezzamento nei confronti del Made in Italy. Questi sono solo alcuni dei temi trattati con Fortunato Celi Zullo, direttore dell’ufficio ICE di Londra che nella contrapposizione fra il pragmatismo british e l’estrosità italiana vede una complementarietà che potrà aiutare a mantenere la collaborazione economica fra i due Paesi su livelli elevati.

1. Lo scorso 23 giugno i cittadini britannici si sono pronunciati a favore dell’uscita del Regno Unito dalla UE. Se lo aspettava? Cosa cambia nelle relazioni commerciali fra Italia e Gran Bretagna?

Nelle settimane precedenti al voto era emerso chiaramente che l’esito sarebbe stato abbastanza incerto. Tuttavia, ci si aspettava che alla fine sarebbe prevalsa la formazione che garantiva lo status quo. Per quanto riguarda le relazioni commerciali tra Italia e Gran Bretagna, tengo a sottolineare che non vi saranno cambiamenti. La GB rimane uno dei maggiori mercati per il nostro export e, fintanto che non verrà definita la nuova relazione commerciale con la UE, si continuerà a condurre businsess as usual. Pertanto non è il caso di fare emergere allarmismi infondati.

2. L’export italiano in Regno Unito nel 2015 ha toccato un valore complessivo di 22,4 miliardi di euro: da quali settori è stato trainato?

Nel 2015 le nostre esportazioni verso la GB sono cresciute del 7,4% su base annua. La meccanica strumentale è il settore trainante in termini valore, contando il 16,8% delle esportazioni - i prodotti spaziano dalle valvole, agli elettrodomestici, alle componenti per l’industria aerospaziale. I mezzi di trasporto seguono con il 14% e i prodotti alimentari e bevande con il 10,1%. In questi giorni per esempio siamo impegnati con un padiglione italiano alla fiera dell’Aerospazio, dove sono presenti altre 100 aziende italiane, con in prima fila Leonardo- Finmeccanica, che e’ la seconda ipresa per fatturato in Gran Bretagna nel settore aerospazio e difesa.

3. Alla luce della Brexit come cambiano gli orizzonti di crescita del Paese nel breve-medio termine?

Molteplici studi commissionati per valutare gli effetti della Brexit sul PIL concordano nel prevedere un rallentamento e una contrazione dell’economia nell’immediato (le stime oscillano tra un -1% e -3% per il periodo 2017-2019). Tuttavia, come solitamente si dice, nessuno ha la sfera di cristallo. Se è infatti probabile un rallentamento della crescita nell’immediato a causa del clima di incertezza, molto dipendera’ dall’accordo che la GB stringera’ con la UE. A tal riguardo, uno studio commissionato a PwC dalla stessa Confindustria Britannica (CBI) indica che un Free Trade Agreement di stampo liberista risulterebbe (per il periodo 2021-26) in un tasso di crescita superiore alle stime basate sullo status quo ante.


4. Quali sono le tre ragioni per cui un imprenditore italiano dovrebbe continuare a scegliere il Regno Unito per fare affari?

In primo luogo il mercato britannico è uno dei mercati maggiormente dinamici delle economie OCSE e rappresenta un ponte ideale per l’internazionalizzazione verso altre aree del globo. Inoltre i prodotti e le forniture italiane sono saldamente inseriti nella struttura economica e produttiva del paese, quindi non è prevedibile un’improvvia interruzione della domanda. Infine, come spesso viene citato, crisi in cinese è una parola composta da due radici: una significa pericolo, l’altra opportunità. Ovvero, è possibile che in questo momento molti possibili competitors preferiscano non esporsi a questo mercato, pertanto è decisamente probabile che ci si trovi a dover affrontare un grado di concorrenza inferiore.

5. Qual è la percezione dell’Italia e del Made in Italy in Regno Unito?

I nostri prodotti sono saldamente inseriti nelle strutture economiche del paese e nelle abitudini di consumo dei Britannici. Il made in Italy è sinonimo di elevata qualità, gusto, precisione, capacità di realizzazione e cura dei dettagli. Rispetto a molti paesi concorrenti si tratta di un plus che avvantaggia i nostri prodotti.

6. Quali sono i casi successo più eclatanti di PMI italiane sul territorio del Regno Unito?

I casi sono davvero innumerevoli e non mi sento di eleggerne alcuni a scapito di molti alri. Fortunatamente ci troviamo nella piacevole condizione di avere soltanto l’imbarazzo della scelta. Quello che posso dire è che le storie di successo spaziano dalla gastronomia al settore aerospazio. Forse questo è un ulteriore caratteristica che potremmo aggiungere alla percezione del made in Italy: il capitale umano. Gli italiani mostrano un elevato grado di imprenditorialità. Inoltre i nostri professionisti (architetti, ingegneri, designers, avvocati, etc) sono molto apprezzati. Basti pensare che in un ambiente competitivo come la City l’italia rappresenta il terzo paese estero per provenienza del personale.

7. In quali settori vede le maggiori opportunità di investimento per le imprese Made in Italy?

Come abbiamo visto in precedenza il settore della meccanica strumentale è un forte traino. Tuttavia, un report SACE evidenzia che per i prossimi anni è probabile una contrazione dell’export in questo settore. Al contrario, la richiesta di prodotti agroalimentari e bevande dovrebbe mantenere i ritmi di crescita attuali.

8. Infine una curiosità: secondo la Sua esperienza, quali sono le differenze culturali più evidenti fra i cittadini britannici ed i cittadini italiani? Pensa che ci siano anche degli elementi di comunanza a livello culturale fra i due Paesi?

Credo che si potrebbe scrivere piu’ di un volume sull’argomento - e probabilmente Beppe Severgnini, tra gli altri, ha raccolto alcune brillanti e piacevolissime osservazioni in diverse sue pubblicazioni. Per banalizzare, spesso la differenza principale è proprio quella tra cultura anglosassone e cultura latina. Organizzazione, pragmatismo e struttura da un lato e flessibilità, (alle volte) scarsa organizzazione ed estrosità dall’altro. Senza dubbio vi sono forti elementi di comunanza tra le due culture, tant’è che gli italiani sono di integrarsi positivamente nella vita e nella società inglese. Probabilmente il tratto più importante di questo rapporto, come nelle migliori coppie, è proprio la complementarietà e la compatibilità delle diverse qualità che caratterizzano le due culture.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità
  • Servizi Digital Export
  • FDA
  • Vuoi esportare in russia?
  • Esportare negli USA
  • Esportare in Canada
  • Esportare nei paesi arabi
  • Bando Regione Veneto - Internazionalizzazione 2020
  • Sito Web
  • Vuoi esportare in sudafrica?
  • Vuoi esportare in russia, Turchia e nei paesi CSI?
  • Digital Transformation
  • Esportare in Brasile