Turchia: fra criticità politiche ed incredibili potenzialità di sviluppo

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23 Settembre 2016
Categoria: Exportiamo Incontra
Paese:  Turchia

Nonostante una situazione politica assai delicata il mercato turco continua ad essere fortemente legato a quello italiano (siamo il II^ Paese fornitore ed il III cliente a livello comunitario) ed in Turchia continua a crescere la domanda di beni di consumo e prodotti della meccanica Made in Italy. Ne abbiamo parlato con Aniello Musella, Direttore ICE di Istanbul, che ha sottolineato come il Governo Erdogan abbia pianificato per i prossimi anni ingenti investimenti infrastrutturali oltre a promuovere una vasta gamma di incentivi finalizzati a sviluppare le attività produttive e commerciali nelle varie aree del Paese, con particolare riguardo alle aree meno sviluppate. In questo contesto sono molte le opportunità che si schiudono per le nostre PMI…

Come sono cambiate nel tempo le relazioni economiche bilaterali fra Italia e Turchia e in che misura la situazione di tensione internazionale potrà incidere sul consistente interscambio commerciale fra i due Paesi?

I media italiani e mondiali pongono all’attenzione del lettore soltanto le criticità derivanti dalla situazione politica della Turchia e raramente evidenziano le performance economiche e le potenzialità di sviluppo del Paese. Ciò chiaramente trasmette un’immagine della Turchia non completa e in parte fuorviante, che, tra l’altro, spaventa i nostri operatori economici che si allontanano dal mercato turco lasciando spazi di mercato ad altri Paesi molto più aggressivi. Pur in considerazione delle criticità politiche seguite al fallito colpo di Stato del 15 luglio, le tre principali agenzie internazionali hanno confermato la loro valutazione del Paese Turchia:

Fitch: BBB - (19 luglio); S&P: BB high (21 luglio) e Moody’s Baa3 (18 luglio). Il rating di Moody’s per l’Italia è invece Baa2 stable.

Qual è la percezione dell’Italia e del Made in Italy nelle principali città turche e, più in generale, in tutto il Paese?

Esiste un rapporto consolidato di collaborazione e di vicinanza della Turchia all’Italia che va indietro nel tempo. L’Italia ha da sempre avuto stretti rapporti economico-commerciali con la Turchia sin dai tempi dell’Impero Ottomano. Genova e Venezia e la comunita’ italiana dei Levantini possono essere considerati il punto di aggregazione iniziale dei reciproci interessi economici che hanno portato all’instaurazione di un partenariato solido basato su una comune identità mediterranea, che ha condotto l’Italia ad essere uno dei principali partner commerciali della Turchia. L’Italia e’ attualmente il 4^ maggior partner commerciale della Turchia dopo Germania, Cina e Russia con un interscambio commerciale - con saldo tradizionalmente positivo per l’Italia - di circa 16 miliardi di euro. Gli ambiti di collaborazione includono i comparti della meccanica strumentale, energia, difesa, infrastrutture, automotive e chimica-farmaceutica. Dal 2011 l’Italia è, in ambito UE, il terzo mercato di destinazione della Turchia, dopo Germania e Regno Unito, e il secondo esportatore verso la Turchia, dopo la Germania. Nel 2015 l’Italia copre il 4,8% del totale delle esportazioni turche verso il mondo e il 5,1% delle importazioni dal mondo. In tale contesto il Made in Italy, in particolare nelle principali città, è conosciuto e molto apprezzato. Mi riferisco non soltanto ai beni di consumo, classici esempi del Made in Italy - moda, arredamento, alimentare - ma anche ai settori della meccanica - principale comparto dell’interscambio commerciale - e delle tecnologie innovative.

Quali sono le categorie merceologiche dei prodotti Made in Italy più apprezzate dalla popolazione locale?

Come ho accennato, i macchinari e i beni intermedi rappresentano in termini di valore la componente prevalente dell’interscambio Italia - Turchia. Comunque anche la moda italiana e il design di interni esercita un grosso richiamo per il consumatore di segmento elevato e occidentalizzato, che vive in particolare nelle principali aree urbane, quali Istanbul, Izmir, Bursa, Ankara, Antalya.

Sussistono, a suo parere, difficoltà di rilievo per chi vuole fare avviare un’attività commerciale o esportare i propri prodotti in Turchia?

L’unione doganale UE - Turchia vigente dal 1996 ha facilitato notevolmente l’integrazione commerciale e la liberalizzazione degli scambi. Ciò premesso, esistono tuttavia una serie di normative che impongono certificazioni e controlli rigidi presso le dogane turche di ingresso delle merci straniere. Proprio per poter superare tali criticità gli Organismi competenti a livello bilaterale mantengono un costante dialogo sui temi di maggiore difficoltà che ritardano o bloccano i passaggi doganali dei beni provenienti dalla UE e in particolare dall’Italia.

L’economia turca continua a crescere ma a ritmi decisamente meno sostenuti rispetto a quelli sperimentati fino a qualche tempo fa: quale sarà il trend economico del Paese nel prossimo triennio?

La Turchia, con una popolazione di 79 milioni circa, di cui il 92,1% urbanizzata e con eta’ media di 30,7, si posiziona, in base a tale parametro, al 19^ posto a livello mondiale. La forza lavoro, molto qualificata e addestrata, di 29 milioni di unità fa della Turchia il 4^ bacino tra i paesi dell’UE. Con un PIL di circa 717 miliardi di dollari USA, la Turchia è la 18^ economia al mondo e la 7^ in Europa. Nel periodo 2002-2014 il tasso medio di crescita del PIL si è attestato al 4,9% e nel periodo 2010-2014 è stato del 5,4%. Nel 2015 l’economia turca è cresciuta del 4% e le previsioni dei principali centri di ricerca locali e internazionali prevedono a fine 2016 una crescita del PIL tra il 3,5% e il 4%. Il Governo Erdogan ha pianificato ingenti investimenti in infrastrutture, ospedali e incentivi finalizzati a sviluppare le attività produttive e commerciali nelle varie aree del Paese, con particolare riguardo alle aree meno sviluppate del sud. Il 2023 è fissato come l’anno di riferimento per il raggiungimento di una serie di target economici in termini di produzione industriale ed esportazioni e miglioramento dei servizi sociali e di supporto alle attività economiche.

Sono circa 1300 le società con partecipazione italiana presenti nel Paese: quali settori sono i settori in cui vi è e vi sarà una più stretta cooperazione economica?

Sul versante degli investimenti la Turchia ha registrato nel 2015 un flusso IDE in entrata di 11,3 miliardi di dollari USA e in uscita di 5,3 miliardi di dollari USA. L’Italia ha iniziato a investire in Turchia 50 anni fa, prima con Pirelli e poi con FIAT a cui hanno fatto seguito molte altre aziende italiane.
L’importo totale degli investimenti diretti italiani in Turchia ha superato nel 2015 il valore di 4,5 miliardi di dollari USA. I principali settori di investimento delle aziende italiane sono: automotive, trasporti, alimentare, abbigliamento e accessori, elettrodomestici, farmaceutica, cemento, grandi lavori infrastrutturali, servizi assicurativi, servizi bancari e finanziari, turismo.

Secondo la sua esperienza, quali sono le differenze più evidenti fra consumatori turchi e consumatori italiani?

Il consumatore turco occidentalizzato delle aree urbane non differisce molto dal consumatore medio italiano. I grandi centri commerciali e la struttura distributiva che ha raggiunto in termini di diffusione e di efficienza i livelli americani ed europei sono un punto di attrazione per per consumatori grandi e piccoli, uomini e donne. La popolazione turca, ai vari livelli di reddito, frequenta con continuità i numerosi ristoranti della tradizione turca e occidentale. Nei centri interni i consumi sono invece più legati alla tradizione, anche se le città attraggono anche questo tipo di consumatore con le loro abitudini più vicine all’occidente.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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