Un'Italia da export: intervista con FOL popcorn

Un'Italia da export: intervista con FOL popcorn
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16 Novembre 2016
Categoria: Un'Italia da Export

Nella nostra rubrica “Un’Italia da Export” abbiamo il piacere di ospitare i contributi delle eccellenze targate Made in Italy che con competenza e coraggio si affacciano sui mercati internazionali. Tra le startup più interessanti nell’universo delle giovani imprese italiane c’è FOL popcorn, una giovane realtà che ha deciso di puntare sulla produzione di popcorn gourmet realizzati con mais europeo non OGM rigorosamente scoppiato ad aria, nessun olio durante la cottura, ingredienti italiani, un design di qualità e ricercatezza nel brand. Nell’intervista che l’azienda ci ha concesso si è parlato anche di export ed in particolare di USA, Singapore, Hong Kong e Cina considerati fra i mercati dove il prodotto è maggiormente consolidato.

Da dove nasce l’idea di FOL Popcorn?

FOL nasce dalla voglia incondizionata di creare un qualcosa di innovativo, nel prodotto e nel modello societario/di business; qualcosa di internazionale, ma con una forte impronta di italianità, insomma qualcosa di FOLLE (da qui il nome FOL, un omaggio al dialetto piemontese) durante anni di grande crisi economica e scarso entusiasmo imprenditoriale in Italia. Noi fondatori abbiamo voluto mettere in piedi qualcosa di non convenzionale ed abbiamo notato come il Gourmet Popcorn stesse poco a poco spopolando negli States… il passo successivo è stato quello di prendere questo concetto e rielaborarlo da “fast food” a “slow food”: mais europeo non OGM rigorosamente scoppiato ad aria, nessun olio durante la cottura, ingredienti italiani, un design di qualità e ricercatezza nel brand.

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

L’idea e il suo primo sviluppo a livello di concept sono stati figli di un vero e proprio lavoro di team. Noi fondatori siamo 4 ex studenti del politecnico di Torino (ingegneria meccanica e ingegneria gestionale) che nel fine settimana poco a poco hanno iniziato a coltivare l’idea per poi svilupparla nel dettaglio (brand, prodotto, macchine, packages, distribuzione). Una volta finalizzato il concept, ci siamo dedicati alla fase di sviluppo coinvolgendo amici e persone interessate, che hanno contribuito a finanziare il progetto; da qui è nata una vera e propria community internazionale con 28 soci coinvolti. Oggi nel quotidiano il progetto è portato avanti da due dei 28 (uno dei due è il nostro Executive Chef) ma con una condivisione e un coinvolgimento totale sui soci tutti per quanto riguarda la strategia e la vision dell’azienda nel lungo termine: insomma cerchiamo di attingere al network e alle competenze di tutti per sviluppare ulteriormente il concept e per farlo crescere in Italia e all’estero.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

La vita di una startup è difficile per definizione: dai preconcetti sull’idea non convenzionale da parte di banche e istituti creditizi (per questo ci siamo auto-finanziati), alla burocrazia sui permessi per i lavori fino agli altissimi costi delle imposte, soprattutto per quanto concerne la gestione delle risorse umane. Ad ogni modo FOL è un progetto tutto italiano e siamo orgogliosi che sia tale; il nostro Paese presenta punti di forza e spazi di miglioramento (che anche noi dobbiamo combattere per migliorare): nel nostro percorso, ad esempio, abbiamo incrociato moltissimi “sognatori” che ci hanno supportato con grandissimo entusiasmo!

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Il mercato dove questo business è più sviluppato sono sicuramente gli USA e alcuni Paesi asiatici come Singapore, Hong-Kong e una parte della Cina.
Dove il nostro prodotto è consolidato, ovviamente risulta più facile approcciare possibili investitori interessati. Va poi detto che la dinamica delle startup in USA e in Asia viaggia a velocità molto diversa da quella europea. Ciò nonostante, riscontriamo un interesse crescente anche in Italia, registriamo un buon sviluppo anche in Spagna e siamo fiduciosi che ci sia un buon potenziale in America latina (stiamo seguendo un importante progetto per “duplicare” la nostra azienda in una consociata società, con stesso brand, in Messico grazie a un socio del FOL network). Essendo FOL una startup, non è ancora vista di buon occhio dagli istituti di credito tradizionali e per questo siamo alla ricerca di finanziatori interessati a modelli di business emergenti: stiamo lavorando a potenziali partnership attraverso contatti con club di investitori italiani e con alcuni fondi arabi; ovviamente il nostro obiettivo rimane un partner italiano per poter essere “Made In Italy” anche nella composizione societaria.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Abbiamo provato a partecipare ad alcuni acceleratori di progetti, soprattutto per poter ottenere qualche finanziamento o entrare in contatto con soci investitori di un certo calibro ma la nostra esperienza non è molto positiva in questo senso: molte applications, ma pochi contatti, approfondimenti superficiali, diffidenza verso il prodotto e scarso approfondimento sul business model e sul potenziale. In sintesi FOL fino ad oggi ha fatto tutto con mezzi propri.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Il primo consiglio, e lo abbiamo scritto anche sulla parete di ogni nostro negozio, è quello di aprire i cassetti liberando i sogni che abbiamo chiusi ancora a chiave. I progetti vanno condivisi con le persone a noi vicine, concretizzati su piccola scala: consigliamo a tutti di realizzare un piccolo prototipo, qualcosa da condividere con le persone intorno a noi per avere un primo feedback e capire in che direzione lavorare. Diciamo a tutti di non avere paura di raccontare la propria idea e di circondarsi di persone capaci di concretizzarla con un business plan e con un fondato studio di fattibilità. In una fase successiva, se il progetto funziona “sulla carta” occorre un giusto mix tra determinazione, tenacia, fortuna, pazienza, ingegno e tanta volontà. Non mollare mai insomma, fino ad oggi è stata la ricetta vincente di FOL: in fondo l’Italia è per definizione la patria di poeti e sognatori!

Obiettivi per il futuro…

FOL è un progetto in continua e rapida evoluzione: l’ambizione è quella di accelerare la crescita e di posizionarci su mercati strategici come UK e Francia. Nel frattempo siamo al lavoro per sbarcare in Asia, che confermerebbe la presenza di FOL in un terzo continente (Dopo Europa e Messico). Contestualmente siamo alla ricerca attiva di partner finanziari o industriali che ci permettano di consolidare i risultati raggiunti e porre solide basi per un salto di qualità: il business plan prevede almeno 60 aperture entro il 2020, magari attraverso un format leggermente rivisto o adattato alle varie realtà locali. Insomma FOL mira a diventare un brand fortemente riconosciuto, di ampio respiro internazionale che possa farsi portavoce di un’italianità nel mondo innovativa, giovane e ovviamente un po’ folle!

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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