Nonno Nanni, i formaggi freschi che da 70 anni conquistano i mercati esteri

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26 Aprile 2017
Categoria: Un'Italia da Export

Partire da un piccolo laboratorio dotato solo di caldaie a legna per arrivare ad esportare i propri formaggi in giro per il mondo. Questa è la storia di Nonno Nanni, azienda trevigiana simbolo della qualità e dell’eccellenza italiana che continua il suo percorso di consolidamento all’estero. Ne abbiamo parlato in un’intervista con Silvia Lazzarin, Responsabile Comunicazione e Marketing, che ha sottolineato come il successo di Nonno Nanni sia dovuto anche al controllo scrupoloso della filiera produttiva.

Ci racconti brevemente la storia del brand Nonno Nanni…

Il nostro non è solo un brand, ma una famiglia vera, unita da un’autentica passione per la bontà e da una promessa fatta al nonno: portare avanti la sua antica arte. La nostra storia comincia nel 1947, esattamente 70 anni fa, quando Giovanni Lazzarin, detto Nanni, comincia la produzione di formaggi nel suo piccolo laboratorio caseario dotato solo di caldaie a legna. Nel 1955 le caldaie a legna vengono sostituite con caldaie a vapore, il latte non viene più portato in latteria con secchi e bidoni, ma inizia la raccolta a domicilio a Giavera del Montello (TV) e nei paesi vicini. A Giavera viene costruito nel 1970 il primo stabilimento, e l’azienda passa nella mani di Luigi, Armando e Bruno, i figli di Nanni.

Fra gli anni ’80 e i ’90 l’azienda continua a crescere, anche in termini di stabilimento e personale, e Nonno Nanni diventa uno dei marchi più noti in Italia. Accanto allo stabilimento dei formaggi, sorge quello degli gnocchi. Nel frattempo si fa avanti la terza generazione, quella di noi nipoti, animati dalla stessa passione e dagli stessi valori del nonno, uniti a grandi capacità innovative che permettono all’azienda di espandersi anche in segmenti di mercato considerati “tradizionali”. Lo stabilimento raggiunge i 17000 metri quadri e, a oggi, l’impianto di coagulazione interno è il più grande d’Europa per la produzione di formaggi molli.

Quali sono gli elementi e le condizioni che hanno decretato il successo di Nonno Nanni sul mercato attuale?

Il successo di Nonno Nanni nasce dalla combinazione di diversi fattori, in primis la bontà dei nostri prodotti legata ai nostri valori e alla nostra tradizione. Abbiamo gestito i passaggi “generazionali”, potenzialmente critici, con pragmatismo e ascolto del consumatore, e siamo riusciti a cogliere il meglio dalla collaborazione tra le tre generazioni: oggi siamo l’unica azienda italiana nel caseario, ancora a conduzione familiare, a essere tra i leader di mercato.

Oggi noi discendenti di Nonno Nanni portiamo avanti la tradizione di famiglia con la medesima arte, e con un approccio attento alle nuove istanze del mercato e dell’industria. Siamo una realtà all’avanguardia per qualità di prodotto e tecnologia impiegata, ma non dimentichiamo l’amore per la tradizione casearia tramandata da Nanni. Un elemento che decreta il successo di Nonno Nanni è anche il controllo scrupoloso della filiera produttiva, oltre al costante confronto con il mercato. I consumatori riconoscono una marca affidabile e di qualità. Anche in virtù di questo Nonno Nanni continua a crescere, registrando risultati sempre in attivo.

In questi anni di crisi la ricerca del successo sui mercati internazionali è stata una libera scelta o necessità?

In una fase di difficile congiuntura economica Nonno Nanni porta avanti con continuità i progetti di crescita, tra cui quello dell’export. Il successo sui mercati internazionali è per noi una vera sfida commerciale, considerato che all’estero la cultura dei formaggi molli è diversa da quella italiana. Un elemento che non può essere trascurato parlando della vendita sui mercati internazionali è la shelf-life dei prodotti, che in termini di freschezza e durata cambia tra gli Stracchini (circa 20 giorni) e gli Spalmabili (circa 90 giorni).

Quale metodologia di ingresso avete adottato per fare business all’estero ed in quali mercati siete oggi presenti?

I consumatori esteri sono più vicini agli Spalmabili, e proprio a partire da questo dato vogliamo lavorare per puntare su un “effetto traino”. Vorremmo che sulle tavole dei consumatori esteri trovino spazio anche i nostri prodotti di punta più classici: lo Stracchino e la Robiola. La distribuzione dei prodotti avviene tramite una rete organizzata su tutto il territorio, gestita anche con automezzi di proprietà, in grado di assicurare un servizio puntuale ed efficiente. Inoltre, la presenza a fiere ed eventi e la possibilità di fare degustazioni in loco è una metodologia che ci ha aiutato a far conoscere i nostri prodotti. Ad oggi vendiamo soprattutto in Austria, Svizzera, Germania, Inghilterra, un po’ in Belgio, ma anche in Grecia e negli Usa, specialmente nei negozi legati alle specialità made in Italy.

Com’è il rapporto con la burocrazia all’estero e, più in generale, quali sono state le principali difficoltà riscontrate?

Le difficoltà più comuni quando si parla di export in campo alimentare sono soprattutto di tipo burocratico: dalle norme specifiche che variano da Paese a Paese in termini di etichettatura, ad esempio, alle diverse restrizioni sanitarie. Per questo tipo di tematiche, ad ogni modo, abbiamo uno studio di consulenza che ci supporta per prevenire problematiche e criticità, ma fino ad oggi non abbiamo evidenziato grandi ostacoli.

Quali sono i vostri piani futuri di sviluppo? Avete già in mente nuovi mercati da conquistare?

Tra i nostri maggiori obiettivi per quanto riguarda l’export c’è proprio il consolidamento su mercati quali Austria, Uk e Germania. Sono poi in corso trattative per noi interessanti con gruppi della grande distribuzione in Gran Bretagna e Stati Uniti.

Quale consiglio si sente di dare agli imprenditori che intendono affacciarsi sui mercati internazionali?

Oggi più che mai l’export è un passo da fare: è una sfida, certo, che comporta un’analisi attenta del mercato di riferimento e delle sue criticità, ma la qualità dei prodotti italiani è sicuramente apprezzata all’estero ed è dunque una grande potenzialità da sfruttare.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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