Milano Fashion Week: moda da esportare

Milano Fashion Week: moda da esportare
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24 Febbraio 2019
Categoria: Moda

Dal rosso della collezione di Giorgio Armani, che tutte le donne di ogni età possono portare, alle borchie acuminate e maschere di Alessandro Michele, stilista della maison Gucci, metafore di quelle che decidiamo di indossare quando scegliamo di essere attori sul palcoscenico della vita. Questi sono alcuni dei marchi della moda Made in Italy che con le loro sfilate hanno aperto la Milano Fashion Week, iniziata il 19 febbraio.

170 sono le collezioni donna e uomo per l’autunno-inverno 2019-2020 che sfileranno sulle passerelle milanesi sotto lo sguardo attento di buyer e giornalisti, accorsi dai 5 continenti per assistervi. Milano, infatti, negli ultimi anni si è molto adoperata per proporsi come hub per la moda internazionale e i dati Istat sul comparto moda italiano rivelano che il duro lavoro ha dato i suoi frutti: la città meneghina, con un fatturato estero di 5,2 miliardi ed una crescita nel 2018 del 6,4%, si attesta come principale città esportatrice seguita da Firenze e Vicenza.

Spostando il focus dal capoluogo lombardo alla regione il risultato non cambia, anzi, si rafforza. La Lombardia si proclama protagonista indiscussa della moda con quasi 10 miliardi di export, un quarto del valore totale dell’export moda italiano. I prodotti lombardi che performano meglio sono le borse (+14,2%), le calzature (+10,6%) e la maglieria (+8,8%). Scendendo nel dettaglio delle province si distinguono Mantova prima per maglieria, Como seconda per tessuti, Bergamo e Brescia quarta e quinta per filati, Bergamo seconda per biancheria per la casa, tappeti e passamanerie.

Passando poi al sistema Paese, i principali partner commerciali sono Francia, Svizzera, Germania e Stati Uniti ma differiscono in termini di articoli moda importati: la Francia è il principale partner per articoli di abbigliamento, maglieria, tappeti, calzature e pellicce, la Svizzera per borse e pelletteria, la Germania è prima per tessuti e per camicie, T-shirt e intimo e gli Stati Uniti per la biancheria da casa. Inoltre stanno crescendo i filati, scarpe e maglieria in Cina, i tessuti in Marocco, la biancheria per la casa in Israele, i bottoni in Sri Lanka, l’abbigliamento sportivo a Macao, le borse in Serbia e le scarpe in Canada.

Tra tutti i mercati citati, particolare attenzione andrebbe rivolta a Cina e Corea del Sud, in particolare per borse, calzature e articoli di abbigliamento. È quanto ha dichiarato Giovanni Da Pozzo, presidente di Promos Italia, e ha aggiunto che sarebbe “necessario intraprendere azioni di sistema per consolidare questo trend favorevole e affermare ulteriormente il posizionamento dei nostri brand”.

Ma la Fashion Week non è solo una vetrina per le case di moda Made in Italy. Rappresenta una ghiotta opportunità anche per il settore turistico dal momento che, anno dopo anno, l’evento milanese richiama un numero crescente di turisti da tutto il mondo.

Il 2018 ha visto un incremento del flusso turistico nella settimana della moda pari al 4,2 % rispetto all’anno scorso, generando di conseguenza importanti introiti nelle casse delle aziende del comparto hospitality e non solo. Secondo i dati 2018 diffusi dalla Camera di commercio, la manifestazione coinvolge circa 25mila imprese e 128 mila addetti di cui circa il 64% tra alloggio e ristorazione, il 22% nello shopping, il 14% nei servizi business e trasporti, l’1% nel nella cultura e tempo libero. Per un totale di circa 160 milioni di euro di ricavi nei sei giorni della manifestazione, determinando così una crescita delle imprese coinvolte nell’indotto che, negli ultimi dieci anni, si attesta intorno al 30%.

È importante, dunque, indirizzare i turisti del fashion verso altre bellezze che Milano può offrire come città d’arte, cultura e leisure. Per far ciò, secondo Valeria Gerli, membro della giunta della Camera di commercio, “bisogna invitare a tornare e soggiornare più a lungo a Milano e in Lombardia per approfondire e sperimentare le diverse proposte di visita ed esperienza di svago”.

Nonostante le tensioni internazionali tra Usa e Cina, gli scontri politici in Francia e la Brexit possano pesare sul comparto moda che vive di export, Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italia, non sembra essere preoccupato per il futuro del settore perché ad oggi ha dimostrato di avere molti punti di forza e basi solide, come confermato dallo studio Focus Moda di Mediobanca che ha analizzato i bilanci di 163 aziende italiane con un fatturato superiore a 100 milioni.

Dunque, anche se non si può affermare con certezza che l’export del settore moda continuerà a crescere a ritmi sostenuti, possiamo però prevedere un futuro roseo.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Francesca Simonelli, redazione@exportiamo.it

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