L’interesse per le energie alternative e rinnovabili è fortissimo negli Emirati Arabi Uniti, che sono alla costante ricerca di kwow-how e tecnologie straniere. Ecco quali sono le principali opportunità per le imprese italiane del settore.

Da qualche anno gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di affrancarsi dalle tradizionali fonti di generazione energetica (petrolio e gas) con l’obiettivo di poter alimentare in maniera sostenibile i propri processi di sviluppo di lungo periodo.

Diversi fattori hanno contribuito a questo cambiamento: la crescente competitività dei prezzi delle rinnovabili, la necessità di procedere ad una diversificazione del mix energetico - anche alla luce delle fluttuazioni del prezzo del petrolio - e soprattutto il consistente aumento della domanda interna di energia, diretta conseguenza dello sviluppo economico dell’area.

Grazie allo sfruttamento degli idrocarburi, infatti, il paese ha sperimentato negli ultimi decenni processi di rapida industrializzazione, un’impressionante crescita economica e demografica e un’impennata nei consumi energetici: il consumo di energia pro-capite del paese è uno dei più elevati al mondo e si stima che la produzione attualmente destinata al mercato interno possa garantire solo la metà della domanda prevista per il 2030.

Per gli Emirati, quindi, investire in fonti energetiche alternative è sempre di più una necessità economica, e proprio per far fronte alla crescente domanda interna senza sfruttare eccessivamente le proprie risorse naturali e senza ridurre le quote di export, gli EAU hanno annunciato un piano che punta al miglioramento dell’efficienza energetica e allo sviluppo delle energie rinnovabili.

La Energy Strategy per il 2050, lanciata nel 2017, è la prima strategia energetica unificata che si propone di aumentare il contributo dell’energia pulita nell’ambito del mix energetico dal 25 al 50%, riducendo la produzione di CO2 del 70% ed aumentando l’efficienza nei consumi individuali del 40%. La strategia ambisce a creare un mix energetico che combini l’utilizzo di fonti rinnovabili, energia nucleare e carbone pulito.

Il governo degli EAU prevede di investire 700 miliardi di Dirham (circa 180 miliardi di euro) per il 2050 al fine di realizzare questo obiettivo. 

Nel settembre 2016, inoltre, gli EAU sono stati il primo paese del Medio Oriente a ratificare il trattato di Parigi sul cambiamento climatico, finalizzato a ridurre il riscaldamento globale ad un massimo di due gradi centigradi, dimostrando in questo modo un ruolo di leadership in questo importante obiettivo. La firma del trattato di Parigi è seguita alla creazione del Ministero del Cambiamento Climatico e dell’Ambiente a sottolineare il proprio impegno verso la sostenibilità e la green economy.

La forte enfasi verso le energie alternative e rinnovabili da parte degli EAU è anche incorporata nella “Strategia Nazionale per l’Innovazione” che identifica sette settori innovativi chiave il futuro processo di diversificazione economica del paese, dei quali uno è costituito dalle energie rinnovabili.

Opportunità per le imprese italiane

Il 2021 ha rappresentato un anno fruttifero per le esportazioni italiane negli EAU di componenti per impianti per energie rinnovabili. L’Italia rappresentava infatti il quarto fornitore nel Paese, con un incremento delle esportazioni del 14.39% per un ammontare complessivo di 154 milioni di euro.

Tra i prodotti maggiormente esportati nel 2021 rientrano i componenti destinati agli impianti per il trattamento delle acque reflue (pompe ad aria ed acqua, valvole, riduttori pressione, filtri) che hanno registrato un marcato incremento, e agli impianti ad energia solare (principalmente componenti per pannelli fotovoltaici). Nello specifico, le pompe e gli apparecchi per filtrare le acque rappresentano il 90% del totale prodotti italiani esportati nel Paese nel settore rinnovabili. Vi sono poi le turbine ed i riduttori di pressione seguiti dalle valvole. Buon andamento per le cellule fotovoltaiche (+23% rispetto al 2020) ed i dispositivi a cristalli liquidi e laser (+142%).

Le opportunità per incrementare queste quote non mancano. Sono moltissimi, infatti, i progetti del governo emiratino nei quali le imprese italiane, forti del loro know-how e dell’elevata qualità dei loro prodotti, molto apprezzati sul mercato locale, possono trovare spazio.

Energia solare

L’energia solare è stata protagonista all’EXPO 2020 dove, metà dell’elettricità usata nel sito nel corso dell’evento derivava da fonti rinnovabili e la metà di essa prodotta all’interno del sito stesso. Con questo, e con molti altri progetti, Dubai conta di diventare un modello globale per lo sviluppo delle energie pulite e l’economia “green”, un centro internazionale per l’innovazione e la ricerca e un esempio virtuoso di sviluppo sostenibile: la Dubai Clean Energy Strategy 2050 punta con decisione sulle energie pulite e alternative, al punto da prevedere che esse arrivino a rappresentare il 75% delle fonti energetiche di Dubai entro il 2050.

Al centro della Dubai Clean Energy Strategy c’è proprio lo sfruttamento dell’energia solare, grazie al Mohammed bin Rashid al Maktoum Solar Park, l’ambizioso progetto da 13,6 mld di US$ che - entro il 2030 - genererà 5000 MW di elettricità, un quarto dell’energia totale prodotta nell’emirato.

DEWA (Dubai Electricity & Water Authority) sta lavorando per realizzare il più grande impianto al mondo a concentrazione solare (Concentrated Solar Power, CSP) grazie al quale si potranno generare 1000 MW entro il 2030.

DEWA è impegnata inoltre in un altro ambizioso progetto: Shams Dubai (“shams” significa “sole” in arabo), un piano per la diffusione del fotovoltaico in città che è già in pieno sviluppo e che porterà all’installazione di pannelli solari fotovoltaici su tutti gli edifici di Dubai entro il 2030. Questo piano - nel cui ambito rientra anche uno specifico progetto destinato alle scuole che potrebbe arrivare a coinvolgere fino a 100 istituti - rappresenta un’interessante opportunità per le aziende italiane: nell’istallazione di questo tipo di pannelli possono infatti essere coinvolte anche imprese di medie dimensioni.

Fra le altre iniziative avviate figura anche l’ammodernamento del sistema di illuminazione di Dubai con la diffusione di luci a LED nelle strade e negli spazi pubblici della città.

Anche Abu Dhabi sta scommettendo con decisione sull’energia solare con numerosi progetti tra cui la costruzione di Masdar City, la futuristica città che sta sorgendo a 15 km da Abu Dhabi considerata una delle aree urbane a più basso impatto ambientale nel mondo.

Le risorse idriche

Gli EAU stanno lavorando da tempo per assicurare una gestione più efficiente e razionale delle proprie risorse idriche. Il problema degli elevati consumi, sommati alla scarsità delle risorse disponibili, è infatti particolarmente grave nel paese.

Per soddisfare una domanda interna in continua crescita sono stati realizzati e messi a regime molti impianti di desalinizzazione, che attualmente garantiscono i due terzi dell’acqua potabile usata nell’area. La DEWA ha dato il via ad uno dei più grandi progetti di desalinizzazione ed energia idroelettrica del Medio Oriente, Hassyan Power Plant, un impianto che prevede una sezione per la desalinizzazione ed una per la produzione di energia elettrica.

Cloud Seeding

Negli EAU sono già in corso di realizzazione diversi progetti nel campo della ricerca e dell’innovazione. Uno di questi è il Cloud Seeding, ovvero la tecnica che mira a cambiare la quantità e il tipo di precipitazioni atmosferiche attraverso la dispersione nelle nubi di sostanze chimiche che favoriscano la formazione della pioggia. Lanciato dal Ministero degli Affari Presidenziali, il programma è stato finanziato con 5 mln di US$.

Waste management

Ad Abu Dhabi è in corso di realizzazione nell’area di Mussafah di un impianto in grado di trasformare 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti in 100 MW. Il valore del progetto è di 765 mln di dollari.

A marzo 2022, l’Abu Dhabi Waste Management Center (Tadweer) ha lanciato una gara d’appalto invitando sviluppatori qualificati a presentare le loro offerte per lo sviluppo di una nuova discarica ingegnerizzata per rifiuti pericolosi con una capacità di 4,5 milioni di metri 17 cubi.

E’ in corso nella zona di Al Warsan la costruzione di uno dei più grandi impianti Waste to Energy, per un investimento di 600 MLN di Dollari, il quale sarà in grado di trasformare 2,000 tonnellate di rifiuti in 60 Megawatt di energia. E’ il più grande progetto mondiale di termovalorizzazione.

Nell’Emirato di Sharjah , laa Beea’h, in partnership con Masdar, ha dato il via ad una partnership strategica, la EMIRATES WASTE to ENERGY CO., che a visto a maggio 2022 la creazione di un impianto del valore di 220 mln di dollari, lo SHARJAH WASTE TO ENERGY PLANT con la capacità di convertire 300.000 tonnellate di rifiuti in 30 MW sufficienti a fornire elettricità a 28.000 abitazioni.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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