A Davos World Economic Forum in salsa tricolore e nuove sfide globali

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28 Gennaio 2015
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  Italia Svizzera

Come ogni anno il gotha della politica e dell’economia mondiale si é ritrovato a Davos, in Svizzera, per il World Economic Forum 2015 e dal 21 al 24 gennaio sono stati più di 2.500 i partecipanti, tra politici e imprenditori, provenienti da oltre 140 paesi.

Il tema di quest’anno é stato “il Nuovo Contesto Globale” con oltre 250 sedute attorno al tema interrogandosi su come assicurare una crescita duratura in un contesto in continua evoluzione con oscillazioni imprevedibili del prezzo del petrolio, dei cambi tra le valute e dei prezzi. Naturalmente al centro dell’attenzione anche le sfide legate ai cambiamenti climatici e alle crescenti tensioni geopolitiche alimentate anche da populismo ed estremismi che attraversano le società di tutto il mondo. 

Le paure dei recenti attacchi di Parigi e il clima di tensione hanno reso il vertice ancora più blindato rispetto gli standard, con le forze di sicurezza in massima allerta.

L’Italia quest’anno é stata decisamente al centro dell’attenzione e l’apertura del Forum é stata letteralmente una festa italiana: mai il nostro paese aveva pensato di fare suo questo palcoscenico per lanciare un messaggio e questa volta ci ha pensato l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

I partecipanti al Forum hanno potuto gustare una cena italiana, preceduta dal lancio di un video di tre minuti - già spopola sul web - che Ministero per lo Sviluppo e ICE hanno fatto realizzare per sfatare un po’ di luoghi comuni sull’Italia come ha sottolineato il Presidente dell’ICE – Agenzia Riccardo Monti “Per esempio che il made in italy é soprattutto moda design e cibo. Sono voci importanti, ma il grosso sono le macchine industriali, le macchine automatiche, la chimica fine”, mentre il Vice Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha esplicitato al meglio credo e strategia dell’iniziativa:

“C’é un’altra Italia, diversa da quella che generalmente viene percepita e abbiamo pensato di essere a Davos per presentarci per quello che siamo, ovvero un grande paese esportatore di beni tecnologici e sofisticati, e per spiegare ai manager di tutto il mondo cosa stiamo facendo per rendere interessante investire in Italia”.

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L’idea é nata quando il Forum ha annunciato che quest’anno avrebbe assegnato il ventunesimo Crystal Awards, riconoscimento annuale a un artista di rilievo globale, ad Andrea Bocelli.

La mattina seguente invece il Premier Matteo Renzi con l’approvazione dell’Investment Compact da parte del Consiglio dei Ministri in tasca, ha parlato ai lavori del Forum intervenendo sul tema della “Transformational Leadership” intervistato dal fondatore del Forum, Klaus Schwab, un tema dal fascino complesso ed evocativo com’é norma nel gergo “davosiano”. Renzi, nel suo intervento ha spiegato come un leader dovrebbe trasformare il suo Paese per farlo entrare a pieno titolo nel contesto globale, facendo notare l’importanza del momento attuale, malgrado le difficoltà:

“C’é una finestra e un periodo di opportunità eccezionale e il ruolo dei politici é cogliere il momento, Carpe diem”

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Al centro del dibattito - anche se in maniera informale o meglio non ufficiale - c’é stato il futuro dell’euro nelle riunioni a porte chiuse tra i premier europei con riferimento al deprezzamento della moneta unica europea e alle conseguenze delle misure approvate dalla BCE guidata da Mario Draghi in contemporanea ai lavori del Forum e accolte con estremo favore.

Un calo di fiducia si riscontra invece tra i CEO sulle opportunità di crescita dell’economia mondiale, sebbene rimanga ottimismo per l’aumento dei propri fatturati, da quanto emerso dalla 18^ “Annual Global CEO Survey” realizzata da PwC, che fotografa il livello di fiducia sullo sviluppo globale e del proprio business di 1.300 CEO in 77 paesi, diffusa durante l’incontro. 

A livello mondiale il 37% dei CEO si attende una ripresa dell’economia nel 2015 contro il 44% nel 2014, mentre il 17% prevede una contrazione della crescita economica, oltre il doppio rispetto a un anno fa (7%). I CEO delle economie emergenti come India (59%), Cina (46%) e Messico (42%) risultano, invece, maggiormente ottimisti rispetto a quelli che operano in economie sviluppate come Usa (29%) e Germania (33%). 

In Italia invece solo il 27% dei CEO pensa che l’economia globale crescerà nel 2015 rispetto al 43% del 2014. E tra le preoccupazioni principali vi sono la sovra-regolamentazione (78%), la disponibilità di competenze chiave (73%), il deficit e il debito pubblico (72%).

Tra gli output più prestigiosi del World Economic Forum e giunto alla decima edizione, vi é invece il “Global Risks 2015”, reso pubblico qualche giorno prima del Forum che -  attraverso le prospettive offerte da esperti e decisori globali – prova a definire rischi e tendenze in atto con un occhio al futuro.

Ad emergere negli ultimi dieci anni é stata innanzitutto l’evoluzione nell’approccio all’analisi che ha virato dall’identificazione dei rischi ad un nuovo modo di pensare attraverso le interconnessioni dei rischi e gli effetti potenzialmente a cascata che ne derivano.

Segue quindi una panoramica sui 28 rischi globali divisi nelle categorie tradizionali del rapporto -  economia, ambiente, società, geopolitica e tecnologia - riconducibili a 13 tendenze in atto.

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Un rischio globale é un evento o condizione incerta che, se si verifica, può causare notevoli impatti negativo per diversi paesi o industrie nei prossimi 10 anni.

Una tendenza é definita invece come un modello di lunga durata già in atto e che potrebbe amplificare i rischi globali e/o modificare il rapporto fra questi.

Un dato subito evidenziato é che a 25 anni dalla caduta del muro di Berlino i “conflitti interstatali” e le loro conseguenze sul piano regionale, sono ancora considerati come la preoccupazione principale in termini di probabilità mentre questo nuovo rapporto si differenzia nettamente dal passato per la nuova consapevolezza dei rischi tecnologici, in particolare gli attacchi informatici, e l’importanza delle nuove realtà economiche, ricordandoci anche come le stesse tensioni geopolitiche si presentano oggi in un mondo diverso da prima.

L’informazione scorre oggi istantaneamente in tutto il mondo e le tecnologie emergenti hanno rafforzato l’influenza di nuovi player e nuove tipologie di conflitto. Contemporaneamente, gli avvertimenti precedenti e al contempo le preoccupazioni sulle potenziali catastrofi ambientali sono confermate, mentre sono ancora percepiti come insufficienti i progressi compiuti ed il riflesso é nell’alto livello di preoccupazione nei confronti del fallimento di misure di adattamento e delle crisi idriche.

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Queste sfide più trasversali possono minacciare la stabilità sociale, che viene percepita come la questione più interconnessa con altri rischi nel 2015, ed é inoltre aggravata dal retaggio della crisi economica globale con le finanze pubbliche in crisi e la disoccupazione persistente.

I rischi globali trascendono i confini e sfere di influenza, richiedendo ai soggetti interessati cooperazione, ma questi rischi minacciano al contempo la fiducia e la collaborazione necessaria per potersi adattare alle sfide del nuovo contesto globale.

Come negli anni precedenti la seconda parte del Rapporto esplora tre “costellazioni di rischi” e nel 2015, sono state individuate:

1) Interazione tra Geopolitica e Economia

2) Urbanizzazione nei Paesi in Via di Sviluppo

3) Governance delle emergenti tecnologie

Le interconnessioni tra geopolitica ed economia si stanno intensificando perché gli stati stanno facendo un uso maggiore di strumenti economici nel tentativo di aumentare la propria influenza geopolitica, con i processi di integrazione regionale, la stipula di accordi sul commercio e le politiche protezionistiche ma anche con la promozione degli investimenti transfrontalieri. Questo approccio più cinico e rischia di minare la logica della cooperazione economica globale e potenzialmente tutta internazionale basati su regole di sistema.

Il mondo sta attraversando un importante passaggio con l’affermarsi di un processo di urbanizzazione che interessa e interesserà masse “mostruose” che ancora popolano gli ambienti rurali. Il processo é particolarmente significativo e rapido in Asia e in Africa e, naturalmente, se gestito bene, contribuirà a incubare e diffondere innovazione e crescita.

E’ evidente come la nostra capacità di affrontare la gamma dei rischi globali - cambiamenti climatici, pandemie, disordini sociali, minacce informatiche e sviluppo delle infrastrutture - sarà in gran parte determinato da quanto bene le città saranno governate.

Il ritmo del cambiamento e dell’evoluzione tecnologica é frenetico e la tecnologia crea nuove capacità fondamentali e offre anche un enorme potenziale per la risoluzione dei problemi più urgenti ma sono necessari dei meccanismi di controllo in grado di bilanciare i benefici probabili e le richieste commerciali con un profondo esame delle questioni etiche e dei rischi a medio e lungo termine pensando all’economia e al sociale.

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La terza parte del rapporto invece cita delle promettenti iniziative che tracciano la via da seguire nell’approccio e nel metodo per confrontarsi con i rischi del futuro anche perché sempre di più serve agire e dal “cosa” si deve passare al “come” e non si può prescindere da una collaborazione che interessi tutti gli stakeholder.

Ad emergere come sempre é la necessità di governance ma anche di proattività nei confronti di rischi e minacce che attraversano un mondo sempre più interdipendente e che deve fare i conti con tutto il bene e tutto il male del “progresso”.

Nel 2015 ci saranno opportunità per iniziare ad intraprendere azioni collettive necessarie per affrontare i rischi globali a partire dalla definizione dell’Agenda post-2015 che dovrà basarsi su obiettivi sostenibili e focalizzati sulla dimensione ambientale, sociale ed economica della condizione umana nel mondo.

E proprio aspettando Davos, OXFAM - associazione che riunisce 17 organizzazioni non governative che lavorano con 3000 partner in più di 100 paesi contro povertà e ingiustizia - nel suo Rapporto “Grandi Diseguaglianze” ha messo in guardia su come le ricchezze che l’1% dei super-ricchi del mondo avrà accumulato nel 2016, supererà quelle possedute dal restante 99% della popolazione globale.

La disuguaglianza é in crescita perché la fetta di quell’1% é passata dal 44% della ricchezza mondiale del 2009, al 48% nel 2014 e viene stimata oltre il 50% per il prossimo anno.

Tutti gli altri si dividono il 5,5% con una ricchezza media per adulto di 3.851 dollari nel 2014 mentre chi appartiene ai super ricchi possiede in media beni per 2,7 milioni di dollari.

Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di OXFAM International dal suo ruolo di co-chair al World Economic Forum ha chiesto “un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici”.

Quanto sostenuto da OXFAM appare ragionevole e un giorno diventerà indispensabile e forse però sarà troppo tardi anche per quell’1%.

Per concludere invece per quanto riguarda la sovraesposizione tricolore quest’anno a Davos, bisogna constatare che: la speranza c’é , l’occasione non manca e l’opportunità potrebbe essere ghiotta.

Storicamente i paesi che organizzano i momenti chiave del Forum sono quelli sui quali si concentrerà negli undici mesi successivi l’attenzione degli investitori e questo é stato uno degli obiettivi principali dell’attuale governo come di quelli che si sono succeduti negli ultimi anni e l’approvazione contestuale dell’Investment Compact punta a sostenere le imprese italiane all’estero ma anche a dare certezze agli investitori, alla platea di Davos in primis, almeno nelle intenzioni in attesa dei risultati. 

 

Fonte: a cura di Exportiamo, di Antonio Passarelli, redazione@exportiamo.it

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