Mancano meno di tre mesi all’inaugurazione di Expo 2015 e nonostante un numero considerevole di scandali, l’incredulità e la sfiducia generale, sembra proprio che ci riusciremo ed il 1 maggio apriremo i cancelli della grande Esposizione Universale. Come ha detto il nostro premier, Matteo Renzi, lo scorso 7 febbraio all’Hangar Bicocca di Milano durante La Giornata dedicata alle Idee di Expo verso la Carta di Milano: “Non ci accontentiamo di aver cancellato la parola ‘scandalo’, dobbiamo essere bravi a trasformarla in identità, l’identità é il senso profondo di cosa é l’Italia”.
Tradotto: sempre all’ultimo noi italiani ce la caviamo ed ora dobbiamo dimostrare al mondo di cosa siamo capaci.

Ma al di là di successi ed insuccessi la vera domanda oggi é : siamo sicuri di sapere che cos’é Expo? 

Cerchiamo di perfezionare la percezione che tutti noi abbiamo dell’evento che coinvolgerà la città di Milano - e non solo - nell’imminente futuro. Expo 2015 – Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita - sarà un parco tematico, gigantesco e lussuoso, con centinaia di attrazioni (54 padiglioni Paese, il Padiglione Italia, 9 cluster tematici, il Padiglione vino, 5 aree corporate, la Cascina Trivulzia etc.) e migliaia di eventi gestiti da 145 Stati che convengono per 6 mesi, dal 1 maggio al 31 ottobre di quest’anno. È un evento che - secondo gli esperti - attirerà in totale 20 milioni di visitatori, 7 milioni dall’estero. L’Esposizione Universale richiederà l’impiego di 3,7 miliardi di euro di cui: 1,3 miliardi derivanti da fondi pubblici; 1,2 miliardi da incassi “diretti” e 1,2 miliardi da investimenti di Paesi esteri. 

Al termine dei sei mesi tutto ciò che é stato verrà, sicuramente ed inesorabilmente, smantellato. 
Sempre secondo gli esperti – Expo 2015 garantirà un arricchimento dell’indotto pari a circa 25 miliardi di euro nei prossimi sette anni ovvero meno di quattro miliardi l’anno. Valore che su un PIL del Paese da circa duemila miliardi di euro é sostanzialmente nullo.
Non é questa la sede per filosofeggiare sulla bontà o meno - considerando la crisi che ci attanaglia ormai da quasi otto anni – dell’evento in sé. Ma é necessario metterci in testa che Expo 2015 non é un evento salvifico, non cambierà le sorti del Paese, non farà crescere se non in termini marginali il nostro PIL. Non é una fiera e non sarà un luogo di business, per i padiglioni non gireranno uomini in giacca e cravatta con tanto di 24 ore alla ricerca di un partner commerciale. Non é il caso di organizzare convegni all’interno degli spazi dell’esposizione perché sarebbe uno spreco di soldi e tempo, d’altronde chi organizzerebbe una convention nel bel mezzo di Disneyland? Expo é semplicemente un parco giochi, bellissimo e costosissimo. Non aspettiamoci qualcosa di diverso perché ne resteremmo delusi. 

Detto ciò, se le nostre aziende saranno in grado di coinvolgere i visitatori anche in attività al di fuori dell’area espositiva – si stima che ogni visitatore spenderà 6 ore nella visita dei padiglioni ma si fermerà in Italia 2,7 giorni – sfrutteranno al meglio l’occasione per farsi conoscere al di fuori dei confini e chissà qualcosa di buono ne potrà venire. 
Ma soprattutto Expo é un momento di grande confronto e riflessione, come ha detto il nostro Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, Expo: “Sarà il nostro contributo al confronto internazionale per la definizione all’ONU dei prossimi obiettivi del millennio. Darà forma al dialogo fra noi e tutti coloro che vogliono prendere sul serio il tema: Nutrire il pianeta, energie per la vita. Indicherà impegni essenziali dal punto di vista scientifico, ambientale, sociale e culturale, economico e politico. Svilupperà il tema sapendo che “nutrire non é solo alimentare” come ci ricorda bene Umberto Veronesi. Metterà a fattore comune ciò che ci unisce e che può farci lavorare insieme, oltre le singole sensibilità. L’Italia é stata davvero lungimirante, otto anni fa, a porre proprio la questione alimentare globale al centro della sua proposta espositiva. Perché il diritto al cibo ci pone un grande tema di equità e di giustizia. Di sovranità. Di lotta alle diseguaglianze, di ridistribuzione delle possibilità. Di difesa delle civiltà contadine e di salvaguardia della biodiversità. Di tutela di beni essenziali come acqua e terra. Ci pone il tema di un cambio di paradigma nei modelli di sviluppo. Ci interroga sui grandi paradossi dello spreco, dell’obesità e della fame. Ci permette di non dimenticare che il cibo é anche un elemento essenziale che lega tutte le religioni del mondo. Ci obbliga a ridefinire concetti come potenza e limite.  E a proporre scelte politiche”. 
In conclusione, Expo Milano 2015 é davvero una grande opportunità per Milano ed il resto d’Italia per mostrare il meglio del nostro Paese e per essere protagonisti e promotori di un confronto mondiale sul tema - il più trasversale di tutti ovvero quello - della nutrizione con lo scopo di elaborare strategie per migliorare la qualità della vita di milioni e milioni di persone.

Fonte: a cura di Exportiamo, redazione@exportiamo.it 

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