La sfida della logistica agroalimentare

La sfida della logistica agroalimentare
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10 Marzo 2016
Categoria: Dogane e Supply Chain
Paese:  Italia

La logistica legata a produzione e distribuzione agroalimentare ha un ruolo fondamentale per raggiungere l’efficienza aziendale e al giorno d’oggi tutti gli attori della filiera sono chiamati ad ottimizzare tempi e risorse, senza esimersi da una visione sistemica di Supply Chain.

Per poter competere sul mercato, in un settore fortemente condizionato dalla crisi dei consumi e veicolato da un‘ottica pull, le aziende del settore devono quindi essere capaci di:

comprendere le reali esigenze del consumatore per modulare l’offerta e immettere sul mercato quello che il consumatore effettivamente vuole;

avvalersi di operatori logistici ad alto valore aggiunto che completano la propria offerta;

dotarsi di un eccellente sistema informativo.

L’innovazione tecnologica svolge anche in questo campo un ruolo fondamentale rendendo più efficienti i trasporti delle produzioni agroalimentari, certamente al centro dell’economia Italiana e con ampi margini di crescita ma al contempo sensibili e soggette a deterioramento e dunque facilmente deperibili.

Naturalmente e giustamente l’evoluzione - come in ogni produzione - è influenzata del comportamento del consumatore rispetto al prodotto e sempre di più soprattutto di fronte alla crescita degli scambi internazionali con l’avvento della globalizzazione, bisogna rispondere all’esigenza di garantire la sicurezza degli alimenti in rapporto alla tutela della salute pubblica e dei singoli cittadini.

Negli ultimi decenni i consumatori si sono dimostrati sempre più sensibili, non solo alla natura dei prodotti offerti, ma anche ai servizi ad essi collegati quali la maggiore facilità e rapidità di utilizzo, la più agevole conservazione, la garanzia di qualità, tipicità e certificazione di origine. Tale evoluzione comportamentale da parte del consumatore sta generando uno sforzo enorme per le aziende del settore agroalimentare che si trovano di fronte alla sfida di ridisegnare l’ambiente competitivo e di riscrivere le relazioni tra gli attori della filiera.

Il cambiamento è orientato ad una maggiore attenzione verso le esigenze del consumatore in tutti gli stadi della filiera e ad un’evoluzione tecnica necessaria che passa dall’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione.

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La filiera agroalimentare è caratterizzata da due differenti circuiti - circuito lungo e circuito breve – che si differenziano in virtù del numero di transazioni e lavorazioni che il prodotto subisce prima di arrivare al consumatore.

I circuiti brevi, le filiere corte, consentono di ridurre il numero di intermediari e permettono al produttore di vendere direttamente al consumatore portando con sé l’opportunità di creare valore aggiunto sul territorio e di sfruttare i vantaggi legati alla tipicità ed alla tradizione derivanti dal legame naturale fra territorio, cliente e prodotto.

I circuiti lunghi sono caratterizzati da lunghe catene di intermediari fra il produttore del bene ed il consumatore e rendendo difficile la creazione di una relazione con il cliente finale, a causa dell’anonimità del prodotto stesso e nell’approccio tradizionale al business agroalimentare, le informazioni sul mercato risalgono la catena del valore solo parzialmente.

Per assecondare le nuove sensibilità e le nuove esigenze dei consumatori, è necessario che le imprese agroalimentari ristrutturino il loro modo di interagire, convertendosi a logiche di maggiore condivisione.

Un approccio vincente per la filiera agroalimentare è quello del “market place”, capace di creare approcci collaborativi per:

rafforzare le relazioni tra produttori, fornitori e distributori;

superare i limiti geografici, di tempo e di piattaforma;

razionalizzare la logistica;

favorire il pieno sfruttamento delle opportunità derivanti dalla globalizzazione dei mercati di nicchia;

enfatizzare il valore delle informazioni, resa disponibile dagli strumenti ICT, per fornire servizi a valore aggiunto legati alla rintracciabilità del prodotto ed alla sua tipicità.

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Il processo evolutivo che si è andato accelerando in questi ultimi anni nel commercio e nella distribuzione dei prodotti alimentari, deve necessariamente essere assecondato dai mercati in quanto possono e debbono operare un ulteriore salto di qualità.

A ben guardare si tratta di concentrare nella nuova idea di mercato innanzitutto il recupero delle antiche storiche funzioni (annonaristica, informativa, di tutela del consumatore, ecc.), inserendole in un contesto più ampio che spazia dalla logistica ai controlli di filiera, dalla tutela del consumatore e delle produzioni locali di qualità e al rispetto ambientale.

Il tutto deve essere realizzato attraverso strutture essenziali, efficienti, poco costose, organizzate e gestite con sensibilità imprenditoriale nel rispetto delle normative e del cittadino nel senso più ampio e senza tralasciare la difesa del potere d’acquisto del consumatore e della tutela della sua salute, la valorizzazione dell’economia del territorio e il rispetto dell’ambiente.

I mercati sono il punto focale della commercializzazione e della distribuzione dei prodotti alimentari perché grazie alla possibilità di concentrare rilevanti quantità di prodotti consentono di effettuare in maniera semplice il controllo di filiera, garantendo da un lato il consumatore - sotto il profilo merceologico ed igienico-sanitario - e dall’altro il produttore in quanto viene identificata e quindi valorizzata la sua produzione.

I mercati - grazie allo svolgimento della contrattazione in condizioni di trasparenza e di libera concorrenza - rappresentano il luogo naturale dov’è possibile rilevare i prezzi e le altre informazioni utili ad orientare il consumatore nella scelta ed il produttore nei propri indirizzi produttivi.

La regolamentazione del mercato e la raccolta differenziata consentono inoltre la razionalizzazione della raccolta, dello smaltimento e della valorizzazione dei rifiuti, rendendo i nuovi mercati interfacce al passo con la moderna distribuzione e con le “nuove sensibilità” dominanti.

Per quanto riguarda le produzioni italiane, oggi l’attenzione si concentra sull’analisi della filiera del vino e dell’olio di oliva prodotti in Italia, ma appaiono molti potenzialmente i prodotti agroalimentari sensibili (frutta, verdura, formaggi, carni, etc.).

Ad esempio sono già ampiamente utilizzati dei sensori denominati “Thermochrons”, minuscoli dispositivi per la registrazione delle temperature in modo da poter rilevare tutte le variazioni subite dal lotto lungo il trasporto.

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Negli scambi internazionali di prodotti alimentari è ormai indispensabile garantire la tracciabilità e rintracciabilità del prodotto. Ciò significa che da un lato sussistono obblighi di legge e dall’altro la tracciabilità e la rintracciabilità può rappresentare un’opportunità per creare un differenziale competitivo rispetto a prodotti o filiere concorrenti.

Dal punto di vista tecnologico si affermano sempre di più le tecnologie cosiddette Radio Frequency Indentification (RFID) capaci di garantire - attraverso la scansione di apposite etichette - un’identificazione automatica più certa ed efficiente rispetto a quelle esistenti, consentendo di localizzare e identificare i beni/prodotti.

Tali tecnologie sono applicabili dal punto di vista concettuale a qualsiasi tipo di bene o prodotto, ma è richiesta la caratterizzazione dei beni/prodotti attraverso dati che qualifichino e quantifichino i loro attributi e che vengano memorizzati sulle speciali etichette.

Per esempio, con riferimento ai settori dell’agricoltura, allevamento e produzione alimentare, le tecnologie RFID, già ampiamente utilizzate per l’identificazione dei capi di allevamento - con applicazioni che vanno ben al di là degli obblighi di legge - si stanno diffondendo in due altri importanti ambiti applicativi ovvero nella tracciabilità delle unità di produzione come accade nel caso delle forme di formaggio o dei tranci di carne e l’identificazione di singole unità di vendita, per esempio le bottiglie di vino, con finalità di certificazione dell’originalità e di marketing del territorio.

Le tecnologie RFId hanno già mostrato la loro efficacia e sostenibilità, quello che ancora manca per dispiegare appieno i benefici sistemici è una diffusione maggiore a livello di filiera, così da realizzare uno strumento per la condivisione di informazioni, nel rispetto del vincolo normativo.

Bisogna infatti ricordare come queste innovazioni sviluppano un enorme potenziale per il ritorno sugli investimenti (ROI) garantendo l’autenticazione dell’origine dei prodotti alimentari o riducendo gli sprechi, ottimizzando così i costi della logistica o aumentando la qualità dei beni al consumatore.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Gerardo Schettino, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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