Perché l'etichetta a semaforo minaccia le esportazioni italiane?

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23 Maggio 2017
Categoria: Marketing Internazionale

Dal Ministro dell’Agricoltura a Confindustria, passando per Coldiretti e Federalimentare: è pressoché unanime il coro che si è levato contro l’adozione dell’etichetta a semaforo, considerata dalle istituzioni italiane come un pericolo per l’export agroalimentare del Belpaese.

Da alcuni anni in Europa va sempre più diffondendosi l’adozione delle cosiddette etichette a semaforo sugli alimenti.

A fare da apripista è stata la Gran Bretagna dove tale sistema, dopo una prima fase di sperimentazione, è stato ufficialmente introdotto nell’intera filiera della distribuzione alimentare.

Si tratta di un sistema che, in base al contenuto calorico, di grassi e zuccheri, attribuisce ad alimenti e bevande un bollino di colore verde, giallo o rosso.

Fin dalla sua introduzione questo sistema ha destato l’interesse dei Paesi anglofoni per poi allargarsi in tempi più recenti a quelli scandinavi fino a raggiungere Paesi Bassi e Francia, l’ultima in ordine cronologico ad aver deciso di cominciare la sperimentazione di tale sistema.

Da sempre contraria, invece, l’Italia che, soprattutto con il Ministro dell’Agricoltura Martina, si è molto spesa in Europa contro l’adozione dell’etichetta a semaforo.

Viene da chiedersi cosa abbia da temere il nostro Paese, patria indiscussa di moltissime eccellenze agroalimentari e di una delle cucine più apprezzate al mondo, da queste nuove etichette.

Secondo i criteri, attualmente adottati per decidere il colore del bollino da attribuire agli alimenti, molti nostri prodotti tipici (ad esempio il Parmigiano Reggiano) si vedrebbero stampare in etichetta un bollino rosso, segnale di un alto tenore calorico.

Persino l’olio extravergine d’oliva (i cui benefici per la salute umana sono ormai, anche da un punto di vista scientifico, acclarati) sarebbe bollato come alimento il cui consumo è sconsigliato o comunque da ridurre.

La diretta conseguenza sarebbe un duro colpo al mercato alimentare di casa nostra ed un drastico ridimensionamento del nostro export sia in Europa che Oltreoceano.

Quel che è peggio sarebbe una errata comunicazione ai consumatori che verrebbero indotti a pensare che i nostri cibi non siano salutari.

Di fronte alla difformità dei sistemi adottati in giro per l’Europa e alla titubanza della UE, che non ha ancora deciso se e come armonizzare la legislazione sulle etichette, sei multinazionali del food&beverage (Nestlè, Coca Cola, PepsiCo, Mars, Mondelez, Unilever) hanno deciso di fare da sole e portare avanti congiuntamente un’iniziativa che dovrebbe condurre all’adozione secondo criteri condivisi del sistema di etichettatura semaforica.

Tanta è l’ostilità italiana verso questa iniziativa che la Confindustria l’ha, addirittura, definita un attacco diretto al Made in Italy.

Dalla sua parte si sono schierate, come è ovvio, anche Coldiretti e Federalimentare che insieme ad un gruppo di eurodeputati coordinati da Paolo De Castro (vice presidente della commissione agricoltura del Parlamento Europeo e già Ministro delle Politiche Agricole) hanno dato vita all’Alleanza europea contro i sistemi di etichettatura a semaforo.

L’Alleanza si pone lo scopo di chiamare in causa l’Unione Europea affinché si eviti che all’interno del mercato unico lo stesso alimento, a seconda del Paese in cui viene venduto, sia bollato in maniera differente facendo prevalere così gli interessi di grandi gruppi industriali in contrasto con la necessità di promuovere dei regimi alimentari corretti.

Secondo Nestlè Italia, invece, l’iniziativa avrebbe lo scopo di uniformare i criteri di valutazione tra i vari Paesi al fine di garantire una corretta informazione ai consumatori.

È giunto, forse il momento che si prendano serie iniziative in materia a livello sovranazionale, al fine di evitare gli effetti nefasti di quella che sta trasformandosi in una vera e propria giungla che rischierebbe di dare origine al paradosso secondo il quale la Coca Cola riuscirebbe ad ottenere il bollino verde ed il Parmigiano Reggiano no.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Francesco Bromo, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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