Cuba: la “Revolución Americana” continua

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15 Aprile 2015
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  Cuba USA

La scorsa settimana a Panama, in occasione del vertice delle Americhe, la storia ha fatto un altro salto in avanti e - continuando a fare il suo corso - ha definitivamente aperto nuovi scenari per le relazioni fra Stati Uniti e Cuba.

 

Passa quasi inosservato il fatto che il segretario di Stato statunitense John Kerry ha incontrato il ministro degli esteri cubano Bruno Rodriguez, realizzando così il primo meeting fra funzionari di così alto livello dei due paesi negli ultimi cinquantacinque anni di Storia, perché é nella potenza delle immagini che si incarna il cambiamento e la stretta di mano tra Barack Obama e Raul Castro, anticipata da una lunga telefonata tra i due, é il cambiamento.

 

E’ la “Revoluciòn Americana” avviata da Obama a dicembre che non accetta ostacoli e vuole proseguire spedita verso soluzioni fino a poco tempo fa neanche lontanamente immaginabili, perché deciso a lasciare un segno in questo ultimo anno di mandato sulla storia della relazioni internazionali e sul ruolo degli Stati Uniti nel mondo, come dimostrato anche dal pre-accordo con l’Iran che - come abbiamo visto - avrà bisogno di ulteriori conferme.

 

Una cosa é certa, Cuba pur rimanendo un paese con diverse problematiche, rappresenta sempre di più un’opportunità anche per l’Italia e per le nostre imprese esportatrici.

 

Lo sanno bene alla Farnesina e non a caso, il primo Ministro degli Esteri europeo a recarsi in visita a l’Avana dopo la svolta di fine 2014 é stato proprio Paolo Gentiloni che a metà marzo ha incontrato lo stesso Raul Castro, auspicando la fine dell’embargo e invitandolo a visitare l’Italia, indicando come occasione possibile la conferenza Italia - America latina in programma a giugno o la giornata di Cuba all’Expo di Milano, il prossimo 26 luglio. 

 

Omero Ciai, esperto conoscitore dell’America Latina, su Repubblica ha scritto: “Il dinosauro socialista, si muove molto lentamente ma la realtà delle cose é velocissima e sfrutta qualsiasi opportunità le venga concessa”.

 

E’ questo il senso del cambiamento in atto a Cuba e del riposizionamento sullo schacchiere internazionale che nel giro di pochi anni, proseguendo sulla via della pacificazione e dell’eliminazione dell’embargo, renderà inesorabilmente gli antichi nemici, partner commerciali in una dinamica reciprocamente vantaggiosa che secondo le stime dovrebbe far balzare l’interscambio da 400 milioni di dollari a 4 miliardi nel giro di pochi anni.

 

Lo scorso mese di giugno, le autorità cubane hanno approvato la nuova normativa sugli investimenti stranieri che ha semplificato e modificato molti lacci burocratici, pur rimanendo ancora il lavoro da fare, visto da occidente.

 

Come indicano in molti invece, a l’Avana l’obiettivo é garantire una transizione verso l’economia di mercato in grado di garantire le riforme e garantire l’approdo verso un sistema socialista, sostenibile e prospero, come ha affermato più volte Raul.

 

La nuova legge sugli investimenti stranieri, schiude invece interessanti opportunità per il nostro paese principalmente nell’industria “Oil & Gas” e nella “Chimica Farmaceutica”.

 

I settori invece su cui si concentrano principalmente gli investitori stranieri sono certamente quelli legati alle infrastrutture e al turismo, priorità identificate come strategiche dalle stesse autorità locali e d’altronde, Cuba da fine 2014, sempre dando uno sguardo oltreoceano, é diventata la meta preferita per le vacanze delle star di Hollywood e nel giro di pochi anni, sempre se il processo non verrà interrotto, si assisterà a una crescita vertiginosa ed esponenziale dei turisti stranieri, gli “yankees” in primis.-

 

Gentiloni, scendendo a l’Avana, ha affermato: “Sono lieto di essere il primo ministro Ue a Cuba dopo il disgelo con gli Usa mi auguro che questa visita possa contribuire a rendere più possibile aperti il processo di distensione sia con gli Usa che con la Ue”.


Dopo Panama, la via pare ormai tracciata e sono molti i progetti dell’amministrazione cubana appetibili per gli investimenti italiani tra i quali l’ampliamento del porto mercantile del Mariel, prima Zona Speciale di Sviluppo (ZED) del Paese: la scommessa é creare, a 45 km dalla capitale, un complesso industriale che potrebbe diventare il più importante dei Caraibi e dove gli investitori stranieri hanno insieme alla garanzia dei servizi di base, forti esenzioni sia fiscali che sui profitti.

 

Secondo le stime dell’Economist il processo che porterà all’abolizione completa dell’embargo statunitense e al processo di riforma interno attraverserà il prossimo quinquennio, portando con sé però anche dei tassi di crescita del PIL sostenuti nei prossimi anni a partire da questo 2015 che dovrebbe chiudersi con una crescita del 4,1%.

 

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Andando a noi invece, secondo le stime della SACE, se le riforme annunciate verranno recepite in tempi certi, tra il 2015 e il 2019, si potrebbe generare un export aggiuntivo di circa 220 milioni di euro.

 

La variabile é il tempo, quanto ce ne vorrà perché le riforme si trasformino in realtà, ma innanzitutto per il nostro paese, tocca anche recuperare le posizioni perse nell’ultimo anno che ha registrato una flessione per le nostre esportazioni del 14,6%.  La prima occasione utile é certamente offerta dalla prossima Fiera Internazionale di Turismo di Cuba, FITCUBA 2015 dove il nostro Paese sarà ospite d’onore e il Sistema Italia ha le carte in regola per non sfigurare.

 

“Lavorare insieme, sbarazzarsi delle ideologie, parlare con buon senso e unirsi per avere una visione comune su questo emisfero: con tutto questo saranno creati milioni di posti di lavoro”, ha detto Kerry al summit rivolgendosi ai leader di 37 Stati americani riuniti a Panama e uno dei temi fondamentali da affrontare in primis é certamente la rimozione di Cuba dalla lista degli Stati che sostengono il terrorismo compilata dal dipartimento di Stato americano e qualcosa già inizia a muoversi o meglio non si ferma come dimostrato ieri dalla lettera al Congresso con cui Obama ha comunicato la sua intenzione procedere ad eliminare l’infame etichetta, perché il governo di Cuba “non ha dato alcun sostegno al terrorismo internazionale negli ultimi sei mesi e che le autorità hanno fornito assicurazioni sul fatto che non sosterranno atti di terrorismo internazionale in futuro”.

 


Il Congresso, dominato dai Repubblicani é il principale ostacolo alla nuova visione strategica di Obama e avrà 45 giorni di tempo per valutare l’opportunità di depennare Cuba dalla lista nera prima che tale scelta venga attuata, ma non può interferire con la decisione di Obama senza approvare una legge specifica, eventualità giudicata improbabile dallo stesso presidente convinto ormai sempre di più del fatto che: “Somos todos americanos” . 

 

Fonte: a cura di Exportiamo, di Antonio Passarelli, redazione@exportiamo.it

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