Questa volta parliamo di… Made in the USA

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19 Giugno 2014
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  USA Regno Unito Italia

Negli USA non si parla d’altro. Da un lato c’é il Piano strategico di Obama volto a incoraggiare l’imprenditoria e la nascita di startup attraverso il finanziamento di progetti presentati da giovani studenti e neo imprenditori attivi nel settore hi-tech; dall’altro la competitività sempre più agguerrita tra gli Stati americani (per la precisione 46 su 50) che hanno deciso di attrarre sempre più imprese, puntando su programmi di agevolazione fiscale. In particolare, in questo ultimo caso, tutti i settori sono avvantaggiati: immobili, settore cinematografico, produzione di birra solo per citarne alcuni.

Tutto torna ad essere Made in the USA. Il rientro a casa di tante imprese, dovuto in parte all’aumento dei costi di produzione in Cina, ha creato vantaggi, stimolato la manifattura e le industrie locali. Infatti da febbraio 2010 c’é stato un aumento dei posti di lavoro, ben 646 mila. Proprio qualche giorno fa alla Casa Bianca si é tenuto il Maker Faire, ovvero una Fiera del saper fare. In mostra gli oggetti più disparati opera di giovani imprenditori con pochi soldi e buone idee. Ed é proprio questa la strategia di Obama. Una serie di misure per agevolare tali iniziative a prendere forma. Coinvolgerà (e molti li ha già coinvolti) il Pentagono, l’agenzia per i brevetti, la National Science Foundation che erogheranno contributi per le startup (si parla di circa 2,5 miliardi di dollari).

Insomma gli USA questa volta sembrano più che mai determinati nel voler ripartire col piede giusto e i numeri parlano chiaro. Con un aumento dell’investimento in ricerca e sviluppo, la produzione manifatturiera registra già segnali positivi di crescita. 

Ma non é un fenomeno solo statunitense. Anche in Europa assistiamo a fenomeni del genere. Nel Regno Unito ad esempio il re-shoring* é già in piedi da un paio d’anni, grazie a misure semplici e dirette. Il tutto in linea con la strategia proposta da Tajani, il Commissario dell’UE, che intende riportare la quota della manifattura dell’Unione Europea, entro il 2020, al 20% (nel 2011 era del 15.6%). 

La misura fondamentale perché tutto ciò avvenga é l’abbattimento degli ostacoli legislativi che pesano sulle imprese dato che non riescono, in tempi brevi, a portare avanti la loro attività in maniera agevole. Ma ci chiediamo: il re-shoring avrà anche un’altra faccia? Ovvero rendere i Paesi (della vecchia guardia) più appetibili e pronti a ricevere investimenti dall’estero?

Chi vivrà, vedrà!

 

*re-shoring: rimpatrio delle attività produttive portate all’estero. E per approfondire l’argomento consigliamo la lettura di “Fenomeno di back-shoring?

 

Fonte: rielaborazione dati da IlSole24Ore. Di Francesca D’Agostino, redazione@exportiamo.it

 

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