Un'Italia da export: intervista al Ceo e Co-founder di Pedius

Un'Italia da export: intervista al Ceo e Co-founder di Pedius
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23 Marzo 2016
Categoria: Un'Italia da Export
Paese:  Italia

L’Italia è un Paese meraviglioso ma le storie di maggiore successo sono quelle che hanno avviato un processo di internazionalizzazione. Nella nostra rubrica “Un’Italia da export” abbiamo il piacere di ospitare i contributi delle eccellenze imprenditoriali targate Made in Italy che con competenza e coraggio si affacciano sui mercati internazionali. L’intervista rilasciataci da Lorenzo Di Ciaccio, CEO e Co-founder di Pedius, offre in questo senso spunti particolarmente interessanti.

Pedius è una giovane azienda che grazie al loro sistema di comunicazione innovativo consente alle persone sorde di effettuare telefonate utilizzando le tecnologie di riconoscimento e sintesi vocale.

1. Ci racconti brevemente la storia della Sua Azienda…

L’idea di Pedius mi venne guardando la TV, in onda c’era l’intervista di Gabriele Serpi, un ragazzo sordo che ha avuto un incidente stradale e non ha avuto la possibilità di chiamare i soccorsi. A quel tempo lavoravo come consulente informatico, il mio lavoro era quello di risolvere con la tecnologia i problemi delle aziende. Guardando quella storia sono rimasto impressionato dal fatto che con tutta la tecnologia che disponiamo al giorno d’oggi una persona sorda non ha la possibilità di telefonare in caso di bisogno. In quel momento ho pensato di avere una soluzione e mi sono messo subito all’opera. Ho contattato alcuni amici e colleghi, perché in ogni progetto è importante circondarsi di persone in gamba. Dopo qualche mese eravamo in 3 io Stefano ed Alessandro e abbiamo dato il via alla nostra avventura.

2. Quali sono gli elementi e le condizioni che hanno decretato il successo della Sua azienda sul mercato attuale?

Premesso che è prematuro parlare di successo, nel nostro caso posso dire che l’evoluzione tecnologica è stata fondamentale per la nostra attività. In particolare il riconoscimento del parlato è stato l’elemento che ha reso possibile trasformare una chat in un telefonata in tempo reale garantendo una qualità superiore all’80%. Ovviamente anche la diffusione degli smartphone, e dei social media ci ha permesso di raggiungere i nostri utenti e di coinvolgerli nel processo di sviluppo.

3. In questi anni di crisi, quanto la ricerca del successo sui mercati internazionali è stata una scelta e quanto una necessità per la Sua azienda?

La crisi nel nostro caso è stata la nostra opportunità, i tagli alle spese nel settore sanitario avevano fatto chiudere il servizio di interpretariato telefonico per le persone sorde (servizio Ponte). La nostra soluzione ha costi di esercizio nettamente inferiori e soprattutto non fa uso di fondi pubblici.

Lavorando in un settore di nicchia siamo partiti sin dall’inizio pensando al mercato internazionale. Abbiamo usato l’Italia come laboratorio per validare la tecnologia ed il modello di business. Oggi stiamo lavorando con i mercati esteri cercando di adattare il nostro modello a realtà differenti.

4. Quale metodologia di ingresso ha adottato per fare business all’estero ed in quali mercati siete oggi presenti?

Ad oggi il servizio Pedius è disponibile in 9 paesi (Italia, Francia, Inghilterra, Irlanda, Spagna, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda). Per noi la community rappresenta il valore principale ed è quello di cui abbiamo bisogno per avviare le attività in un nuovo Paese. I nostri utenti sono molto attivi sui social network ed è lì che abbiamo il primo contatto con loro. In questa fase è molto importante tenere in considerazione le diverse aspettative e gli aspetti culturali in una parola più tecnica: localizzazione.

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5. Qual è il “peso” delle attività internazionali oggi sul Suo business?

La nostra attività principale è lo sviluppo del prodotto e della community. In questo momento ci stiamo focalizzando sull’acquisizione utenti in Francia, Inghilterra e Spagna. Gestiamo queste attività prevalentemente online limitando il più possibile le trasferte che sono le attività più dispendiose. Una volta raggiunta la giusta maturità di prodotto l’attività prevalente sarà la diffusione, in questa fase sicuramente le attività internazionali avranno un peso maggiore. Per una startup con risorse limitate è fondamentale validare un mercato prima di effettuare investimenti.

6. Nel Vostro percorso di espansione all’estero siete stati supportati da strutture pubbliche e/o da società di consulenza private?

All’inizio del nostro percorso le risorse a nostra diposizione non erano sufficienti per attività di consulenza privata, mentre i tempi di risposta delle strutture pubbliche erano per noi inaccettabili. Nessuna delle società di consulenza era disposta a condividere il nostro rischio di impresa chiedendo spesso in anticipo la maggior parte del compenso. Se volevamo varcare le frontiere dovevamo farlo da soli. Come spesso accade la migliore esperienza la si fa sul campo, abbiamo così maturato la nostra esperienza che è diventata il nostro valore.

7. Com’è il rapporto con la burocrazia all’estero e, più in generale, quali sono state le principali difficoltà riscontrate?

Per il momento non abbiamo ancora avuto un vero e proprio scontro con la burocrazia estera, ma abbiamo avuto modo di vederla da vicino nella nostra esperienza in Finlandia e con il mondo anglosassone. Rispetto all’Italia abbiamo trovato maggiore chiarezza e prevedibilità, ma costi decisamente più elevati. Pensate ad un commercialista che vi mette in fattura anche le telefonate con compensi di 200€ l’ora. Credo che la difficoltà maggiore sia fare i conti con un modo di fare abbastanza diverso da quello a cui siamo abituati. Una volta un avvocato finlandese che aveva lavorato anche in Italia mi disse: “in Italia niente va come previsto, ma si può rimediare a tutto, in Finlandia tutto va come stabilito, ma non c’è nessun modo per rimediare”.

8. Quali sono i Vostri piani futuri di sviluppo? Avete già in mente nuovi mercati da conquistare?

Il prossimo obiettivo sarà l’espansione nei mercati emergenti in particolare in Brasile dove la penetrazione degli smartphone è molto alta come la diffusione della rete mobile, ma i servizi di assistenza per le persone sorde sono insufficienti. Un po’ più a lungo termine c’è la Cina dove risiede la più grande popolazione sorda del mondo.

9. Quale consiglio si sente di dare agli imprenditori che intendono affacciarsi nello stesso contesto estero?

Se state portando avanti un modello di business innovativo lasciate da parte i consulenti, almeno nella fase iniziale. Il rischio è quello di perdere la componente innovativa e di uniformarsi a quelle che sono le best practice di settori vicino a quello che state creando. Cercate il dialogo il più possibile, è importante comprendere le varie differenze culturali soprattutto in fase di analisi, molte università cercano casi di studio da sottoporre agli studenti, tra questi a volte ci sono anche studenti di un MBA con diversi anni di esperienza alle spalle, un ottimo modo per avere un confronto molto stimolante.

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Intervista a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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