L’indicazione “Free From” e gli allergeni: come gestirli sul mercato USA

L’indicazione “Free From” e gli allergeni: come gestirli sul mercato USA

05 Maggio 2023 Categoria: Food & Beverage Paese:  USA

Negli USA è in costante aumento la richiesta di prodotti privi di allergeni, come ad esempio il glutine o il lattosio, ma per poter vendere i propri prodotti “free from” sul mercato americano è necessario prestare attenzione all’etichettatura, che deve tenere conto di diversi elementi. Vediamo quali.

Quando si crea l’etichettatura per il proprio prodotto destinato al mercato americano, è necessario fare attenzione a diversi elementi, che potremmo suddividere in 2 categorie.

La prima è quella delle regole imposte dall’FDA che riguardano la disposizione dei vari elementi sulla confezione, l’indicazione della tabella nutrizionale, ed altro. La seconda categoria riguarda invece i cosiddetti “claim”. I “claim” sono tutte quelle diciture che descrivono qualità particolari del prodotto come ad esempio “gluten free” o “vegan friendly”. Per non rischiare di incorrere in problemi sul mercato USA, che potrebbero tradursi in un danno d’immagine per l’azienda esportatrice, queste diciture devono rispettare, o per lo meno tenere conto, di alcuni elementi. Vediamo insieme quali. 

Gli allergeni

La domanda di prodotti che non contengano allergeni è in continua crescita sul mercato USA. Di conseguenza, diventa sempre più importante, per i prodotti che invece ne contengono, che questi siano identificati in modo chiaro. Per questo motivo anche l’FDA interviene nel regolare il modo in cui gli allergeni devono essere indicati.

L’indicazione corretta degli allergeni è estremamente importante, infatti per una persona allergica un errore nell’indicazione di un allergene può mettere a grave rischio la sua salute e, in alcuni casi, anche la vita stessa. Inoltre, diversamente dalle intolleranze, un’allergia non ha nessuna tolleranza a livello di quantitativi ingeriti.

A livello di business, inoltre, la scorretta indicazione di un allergene rappresenta ad oggi la prima causa di ritiro della merce dal mercato, andando a rovinare non solo l’immagine del brand ma provocando anche problemi legali potenzialmente molto costosi per l’azienda.

Secondo le regole vigenti sul mercato americano ci sono due categorie di allergeni:

  • i cosiddetti “categorical” che vanno indicati con il nome comune dell’alimento, come: milk (latte), wheat (frumento) , soy (soia), peanut (arachidi), egg (uovo), sesame (sesamo);
  • i cosiddetti “speciated” che sono raggruppati in macro-categorie, ma in sede di indicazione degli allergeni vanno indicati con il nome proprio dell’elemento. Questi sono: tree nuts (frutta a guscio) ma andrà indicato il nome specifico come “almond” o “cashew” etc; crustacean shellfish (crostacei) che andranno indicati però come “lobster” o “crab” etc; fish (pesce) che andrà indicato con il nome proprio del pesce contenuto.

Per quanto riguarda l’indicazione degli allergeni questi si possono indicare secondo due modalità. O all’interno della lista degli ingredienti aggiungendo il nome comune dell’allergene dopo l’ingrediente interessato in grassetto e tra parentesi, ad esempio (milk). Altrimenti, sotto la lista degli ingredienti si deve aggiungere una nota con gli allergeni contenuti: Contains: milk, soy, egg.

Il glutine

Anche i prodotti senza glutine sono sempre più richiesti negli Stati Uniti, non solo dalle persone celiache che ad oggi ammontano in USA a più di 3 milioni, ma anche da tutti quelli che vogliono seguire una dieta più sana. Nonostante la celiachia sia spesso trattata come una “semplice intolleranza”, può invece essere molto problematica per chi ne soffre, provocando nel tempo danni anche gravi.

Il glutine è contenuto nei seguenti cereali: frumento, farro, segale, orzo e triticale.

Ad oggi la regola dice che un prodotto può essere etichettato come gluten-free se contiene meno di 20 PPM di glutine.

Come gestire le diciture “free from” e “friendly”

Ci sono una serie di accortezze che possono fare la differenza quando si trattano queste tematiche.

Consideriamo le due diciture più comuni in questo ambito:

  • “Free from”, che indica l’assenza di una certa sostanza come gluten free (senza glutine) dairy free (senza latticini);
  • “Friendly”, che identifica un alimento come adatto ad un certo gruppo di persone, per esempio vegan friendly (adatto a chi segue una dieta vegana) lactose-intolerance friendly (adatto a chi è intollerante al lattosio).

Quando si utilizzano queste diciture, oltre ad accertarsi di seguire le norme vigenti in materia a cui abbiamo accennato nei paragrafi precedenti, è consigliabile avere anche qualche altra accortezza, che elenchiamo di seguito:

  • se si produce un prodotto free-from è altamente raccomandabile, se non necessario, avere una linea di produzione dedicata al 100% a quel prodotto. Idealmente sarebbe perfetto avere addirittura uno stabilimento o una porzione di uno stabilimento interamente dedicata per evitare contaminazioni;
  • il produttore viene considerato responsabile per ogni ragionevole interpretazione che il consumatore faccia in merito alle diciture utilizzate. Free from e Friendly vengono normalmente concepiti dal consumatore come sinonimi di “al 100%”;
  • occorre essere estremamente pignoli nelle analisi dei propri prodotti prima di inserire una delle diciture in questione. È già successo che alcune aziende abbiano subito il ritiro dal mercato dei loro prodotti che venivano venduti come “dairy free” ma in cui poi si è trovata traccia di latte per contaminazione con altri prodotti lavorati nello stabilimento.

Se si applicano tutte le attenzioni del caso nell’utilizzo di queste diciture sui propri prodotti, queste possono avere un impatto molto positivo nella distribuzione degli Stati Uniti, e sono quindi uno strumento da non sottovalutare.

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Fonte: a cura di Exportiamo, di Marianna Niero, redazione@exportiamo.it

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