Dove investire nel 2016?

Dove investire nel 2016?
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28 Dicembre 2015
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  Iran Colombia Azerbaigian Ghana Myanmar

In una realtà veloce e dai cambiamenti a volte tanto strabilianti quanto repentini, con il nuovo anno ormai alle porte è tempo di previsioni, stime ed a volte anche di azzardi. E’ evidente come non sia affatto semplice in questo contesto, individuare quali saranno i mercati a maggior potenziale di crescita.

Questa dinamica è ancor più reale se l’attenzione va ai Paesi emergenti, quelli di più recente industrializzazione, vittime nell’ultimo anno di una crisi generalizzata dovuta al crollo del prezzo delle materie prime.

Fatte queste premesse, noi vogliamo provare ad individuare 5 Paesi che promettono di essere protagonisti nell’anno che verrà e nei quali dunque, interessanti scenari potrebbero aprirsi anche per il nostro Made in Italy.

Il primo grande mercato da tenere in considerazione per le nostre imprese è certamente la Repubblica Islamica dell’Iran, rimasta per molti anni ai margini e considerata a lungo come uno “stato canaglia”, ha trovato un nuovo equilibrio sotto la guida del nuovo Presidente Hassan Rohani che ha scelto proprio l’Italia come prima visita ufficiale in Europa, il prossimo 25 gennaio dopo esser stato costretto ad annullare la visita - inizialmente prevista a metà novembre - a seguito degli attentati a Parigi e dopo il grande successo della missione imprenditoriale italiana che ha visto una folta delegazione in visita a Teheran.

Oltre il settore Oil & Gas, prima industria nazionale in Iran, le opportunità per le nostre imprese interessano anche altri settori, prioritari nei piani di sviluppo delle autorità locali.

Il governo iraniano ha infatti recentemente annunciato un piano infrastrutturale per lo sviluppo dei trasporti del valore di 15 miliardi di dollari che prevede la costruzione di ferrovie, porti, aeroporti ed il progetto di due nuove città industriali. Anche il settore automotive è in espansione con l’obiettivo di raggiungere una produzione nazionale di 3 milioni di autovetture all’anno. Non bisogna dimenticare poi che l’Iran è il quarto paese al mondo per riserve accertate di marmi e pietre ornamentali pregiate.

Infine le opportunità per la meccanica ed i beni strumentali italiani apprezzati in tutti il mondo e quindi anche in Iran, dove in questi anni di embargo occidentale, l’industria locale è stata costretta a sostituire le importazioni da Ovest con macchinari cinesi e coreani di qualità inferiore ed oggi le industrie locali sono alla ricerca dell’innovazione, della qualità e delle garanzie offerte dai nostri macchinari.

Ricchezza di fonti energetiche ed ampie disponibilità di capitali di investimento rendono anche il vicino Azerbaijan, un mercato appetibile per le nostre PMI nonostante la delicata congiuntura attraversata dal Paese in conseguenza del forte calo dei prezzi petroliferi e delle ridotte previsioni di crescita del PIL per il 2016 (2,3%).

L’ex repubblica sovietica, situata nella regione del Caucaso meridionale al centro dei commerci tra Europa ed Asia, offre opportunità di sviluppo e si configura sempre di più come un hub logistico di primaria importanza per la sua vicinanza strategica con Iran, Golfo Persico, Russia e Turchia.

I settori più interessanti per gli investitori stranieri sono rappresentati da turismo, IT e telecomunicazioni, ma anche da costruzioni, ingegneria civile, sanità, infrastrutture, macchinari ed abbigliamento.

Nei beni di consumo rimane forte l’appeal del “Made in Italy”, simbolo di qualità, ricercatezza e saper fare. Ottime opportunità derivano anche dal nuovo mercato che ruota attorno agli sport invernali, sostenuto dalle recenti costruzioni di località sciistiche di lusso sulle alture del Caucaso.

Continuando a guardare ad est, non si può non menzionare il Myanmar e la storica elezione di San Suu Kyi, leader nella difesa dei diritti umani, che allarga il cammino verso una compiuta democrazia. L’importanza economica e strategica del Myanmar cresce anche in ragione del fatto che rappresenta lo snodo fondamentale per il controllo delle rotte commerciali da e verso l’Oceano Indiano.

Lo scenario è quello di un’economia ancora rurale (30% del prodotto interno lordo e 60% dell’occupazione) ma che grazie all’ampia dotazione di materie prime - tra cui gas naturale, risorse forestali e pietre preziose ed una popolazione giovane di oltre 50 milioni di abitanti - riflette un elevato potenziale di sviluppo, come dimostrano gli stessi dati macroeconomici con il PIL in crescita da tre anni intorno all’8% e previsioni ancora più promettenti per l’anno che verrà.

In questi anni grazie all’afflusso di investimenti stranieri, lo sviluppo ha attraversato e interessato quasi tutti i settori (telecomunicazioni, idrocarburi, immobiliare, alberghiero e manifatturiero, soprattutto tessile) attraendo circa 7 miliardi di dollari nel 2014. Importanti opportunità anche in questo caso interessano poi macchinari e apparecchiature, prodotti alimentari, prodotti farmaceutici e chimici.

Guardando invece al continente africano, il Ghana rappresenta la porta d’accesso privilegiata all’Africa Occidentale con la sua posizione strategica nel Golfo di Guinea e fa ormai da cornice ad un numero di progetti di investimento sempre crescente, che hanno contribuito alla crescita e allo sviluppo economico che, nel 2016, si dovrebbe attestare intorno al 5%. Questo successo è legato certamente alla stabilità sociale e politica del Paese, ma lo slancio definitivo alla crescita è conseguenza della recente scoperta di cospicui giacimenti petroliferi che lo hanno reso, una terra dalle opportunità straordinarie.

Grossi vantaggi per gli investitori vanno cercati negli incentivi offerti dalle Free Zone sparse nei dintorni della capitale Accra: per dieci anni non è prevista nessuna imposta e, trascorso il primo decennio, si paga solamente l’8%. L’aliquota massima dell’imposta sui redditi delle aziende, in realtà è molto bassa anche al di fuori delle Free Zone e si attesta intorno al 25%.

Anche in Ghana la percezione del brand Italia è elevata e le principali opportunità di investimento vanno cercate in diversi settori a partire da costruzioni ed infrastrutture, prodotti della metallurgia, turismo, prodotti alimentari ed energia elettrica.

Uno studio della Banca Centrale del Ghana spiega come nel Paese sarebbe necessario costruire più di un milione di abitazioni civili e sotto il profilo infrastrutturale è certamente necessario poi l’ammodernamento delle reti ferroviarie e dei due porti di Tema e Takoradi, così come la creazione di nuove centrali elettriche e lo sviluppo di reti di trasporto per il gas ed il petrolio. Strettamente collegato all’ampliamento del mercato immobiliare è il settore dei serramenti di alluminio invece, che sostituiscono i serramenti in legno, difficili da reperire in Ghana. Infine anche la “green economy” offre opportunità interessanti dal momento che il governo si è proposto di raddoppiare entro il 2020 la produzione di energia da fonti rinnovabili dal 5% al 10%.

Oltreatlantico, guardando sempre a Sud, la Colombia rappresenta ormai la terza economia dell’America Latina grazie alla “politica di sicurezza democratica” del presidente Santos che ha contrastato con forza la guerriglia ed il terrorismo dei narcotrafficanti.

Le performance economiche della Colombia sono state nell’ultimo decennio quasi sempre al di sopra degli altri paesi dell’America Latina e dei Caraibi e, la crescita economica negli ultimi sei anni è stata in media oltre il 4%. Le ragioni vanno ricercate oltre che nella posizione altamente strategica, anche in una serie di fattori che vanno dalla crescente capacità di spesa interna, ad un sistema giuridico che protegge gli investitori stranieri e alla solidità della forza lavoro.

Secondo la World Bank la Colombia è inoltre il paese leader in America Latina per fare business precedendo Perù, Messico e Cile.

In forte ascesa nel Paese la classe media che nel 2025 dovrebbe diventare il 46% della popolazione complessiva e conseguentemente la richiesta di prodotti di qualità che ha creato nel Paese sudamericano numerose nicchie di mercato fertili per i beni di consumo “Made in Italy”, ma anche per collaborazioni industriali con partner locali: tanti settori sono in forte crescita e necessitano di supporto, know-how ed esperienza che le PMI italiane possono offrire.

La Colombia è uno dei 20 principali produttori al mondo di petrolio ed esistono dunque importanti opportunità di investimento in tutte le attività connesse all’oro nero, così come nel settore biocombustibili, nelle energie alternative e nelle infrastrutture dopo la presentazione di un ambizioso piano da parte del ministero dei Trasporti che ha stanziato una cifra vicina ai 12 miliardi di dollari.

In conclusione saranno certamente il tempo ed il susseguirsi degli avvenimenti economico-politici e non le stime e le previsioni a decretare quale sarà o saranno i mercati a maggior potenziale di crescita nell’anno che sta per cominciare.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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