Export italiano 2026: cresce l’extra UE, vola la Cina ma frenano gli Stati Uniti

L’export italiano verso i Paesi extra UE cresce del 5,4% a settembre 2026. Cina, Svizzera, Turchia e ASEAN accelerano, mentre gli Stati Uniti registrano una flessione del 6,6%. I nuovi dati Istat mostrano un export ancora dinamico, ma con equilibri geografici in rapido cambiamento.

Il commercio estero italiano continua a mostrare segnali di tenuta sui mercati internazionali.

Secondo i dati diffusi da Istat il 29 ottobre 2026, nel mese di settembre le esportazioni italiane verso i Paesi extra UE sono aumentate del 5,4% rispetto allo stesso mese del 2025.

Il dato complessivo è positivo, ma nasconde dinamiche molto differenti tra i vari mercati.

Tra le destinazioni che crescono maggiormente spiccano infatti Cina, Svizzera, Turchia e Paesi ASEAN, mentre arretrano le esportazioni verso gli Stati Uniti e i Paesi OPEC.

Export extra UE: cosa dicono i numeri

A settembre 2026 il quadro dei principali mercati extra UE è il seguente:

Mercato Variazione export annua
Svizzera +38,1%
Cina +31,4%
Turchia +20,7%
ASEAN +16,1%
Stati Uniti -6,6%
Paesi OPEC -7,9%

Il dato più evidente è la forte accelerazione della Cina, che torna a rappresentare uno dei mercati più dinamici per le esportazioni italiane.

Molto significativa anche la performance della Svizzera e della Turchia, mentre l’area ASEAN conferma il crescente peso del Sud-est asiatico nelle strategie di internazionalizzazione delle imprese italiane.

Gli Stati Uniti frenano dopo la forte crescita di agosto

Il dato relativo agli Stati Uniti merita una lettura particolare.

A settembre le esportazioni italiane verso gli USA sono diminuite del 6,6% su base annua.

Solo un mese prima, ad agosto, l’export verso gli Stati Uniti aveva invece registrato una crescita del 31,1%.

La forte volatilità dei dati mensili suggerisce quindi di evitare conclusioni troppo rapide.

Gli Stati Uniti restano uno dei mercati più importanti per il Made in Italy, ma le imprese esportatrici devono confrontarsi con uno scenario sempre più complesso, caratterizzato da:

  • maggiore attenzione alle politiche commerciali;
  • possibili tensioni tariffarie;
  • evoluzione normativa;
  • aumento dei costi di accesso al mercato;
  • forte concorrenza internazionale.

Per le PMI italiane, gli USA continuano quindi a rappresentare una destinazione strategica, ma richiedono una pianificazione sempre più accurata.

Cina: un segnale da non sottovalutare

Molto diverso il quadro della Cina.

A settembre 2026 le esportazioni italiane verso il mercato cinese sono aumentate del 31,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Anche ad agosto la crescita era stata molto sostenuta, pari al 32,3%.

Due mesi consecutivi con incrementi superiori al 30% rappresentano un segnale importante.

Per le imprese italiane, tuttavia, il mercato cinese continua a richiedere una particolare attenzione agli aspetti regolamentari e di compliance.

Nel settore agroalimentare, ad esempio, la registrazione degli stabilimenti presso le autorità cinesi e le procedure sulla piattaforma CIFER restano elementi centrali per l’accesso al mercato.

La crescita dell’export rafforza quindi l’interesse verso la Cina, ma rende ancora più importante arrivare preparati sotto il profilo normativo e commerciale.

Cresce anche il Sud-est asiatico

Tra i dati più interessanti compare anche il +16,1% dell’export verso i Paesi ASEAN.

Il Sud-est asiatico rappresenta ormai un’area sempre più rilevante nelle strategie di diversificazione internazionale.

Mercati come Vietnam, Indonesia, Thailandia, Singapore, Malaysia e Filippine presentano caratteristiche molto diverse tra loro, ma condividono alcuni fattori:

  • crescita della classe media;
  • aumento dei consumi;
  • urbanizzazione;
  • maggiore interesse verso i prodotti europei;
  • sviluppo dei canali digitali e dell’e-commerce.

Per molte PMI italiane, l’ASEAN potrebbe diventare nei prossimi anni una delle principali aree di sviluppo fuori dai mercati tradizionali.

Il terzo trimestre resta positivo

Il dato mensile di settembre mostra una diminuzione dell’export dell’1,3% rispetto ad agosto, ma il quadro trimestrale resta favorevole.

Nel terzo trimestre 2026, rispetto al trimestre precedente, le esportazioni verso i mercati extra UE sono infatti aumentate del 3,0%.

La crescita ha interessato tutti i principali raggruppamenti di beni.

Su base annua, a settembre aumentano in particolare:

  • energia: +80,6%;
  • beni intermedi: +20,3%;
  • beni di consumo durevoli: +4,0%;
  • beni di consumo non durevoli: +2,1%.

In controtendenza i beni strumentali, che registrano una diminuzione dell’8,7%.

Nei primi nove mesi export extra UE a +5,8%

Guardando a un periodo più ampio, il quadro rimane positivo.

Nei primi nove mesi del 2026, le esportazioni italiane verso i Paesi extra UE sono aumentate del 5,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Anche al netto dell’energia, la crescita resta pari al 5,0%.

L’avanzo commerciale italiano verso i Paesi extra UE raggiunge inoltre 36,1 miliardi di euro, leggermente superiore ai 35,3 miliardi registrati nei primi nove mesi del 2025.

La geografia dell’export italiano sta cambiando

I numeri di settembre mostrano soprattutto un elemento: non esiste più una crescita uniforme dei mercati internazionali.

Alcune destinazioni tradizionali rallentano, mentre altre stanno accelerando rapidamente.

Per le imprese italiane questo significa che una strategia export non può più basarsi soltanto sulla scelta dei mercati storicamente più importanti.

Diventa sempre più necessario:

  • monitorare costantemente l’andamento dei singoli Paesi;
  • diversificare i mercati di destinazione;
  • verificare le barriere normative e doganali;
  • adattare il prodotto alle esigenze locali;
  • valutare con attenzione distributori e partner commerciali;
  • costruire una strategia di ingresso specifica per ogni mercato.

La crescita di Cina, ASEAN e Turchia dimostra come nuove opportunità possano emergere rapidamente.

Allo stesso tempo, il rallentamento degli Stati Uniti ricorda quanto sia importante non dipendere eccessivamente da un solo mercato.

Cosa devono fare oggi le PMI italiane

Per le aziende esportatrici, la parola chiave dei prossimi mesi sarà quindi diversificazione.

Gli Stati Uniti continueranno a rappresentare un mercato strategico, ma Cina e Asia stanno mostrando segnali di forte dinamismo.

La vera sfida non sarà semplicemente individuare il Paese con il tasso di crescita più elevato, ma capire dove il proprio prodotto può essere realmente competitivo e quali condizioni devono essere soddisfatte per entrare nel mercato.

Exportiamo continuerà a monitorare l’andamento dei principali mercati internazionali e le novità normative che possono incidere sull’operatività delle imprese italiane.

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Fonte: Istat – Commercio estero extra UE, settembre 2026.

Rielaborazione a cura della Redazione di Exportiamo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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